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2.
La
cittadinanza è un appello alla conversione
È doveroso fare una seria verifica
delle nostre attività educative a tutti i livelli. Molte volte operiamo come
“vigili del fuoco della solidarietà” per dirlo col missionario Adriano Sella. Interveniamo
per sollevare le sofferenze risultanti del sistema neoliberale, attraverso l'offerta
di elemosine e di qualche inezione di pazienza e rassegnazione. Tutto questo
può essere anche utile a chi si trova sull'orlo di una mortale disperazione.
Tuttavia, questo non cambia per niente il sistema sociopolitico ed economico,
imposto all'umanità, ma soltanto offre un sollievo alla sofferenza, mentre il
modello neoliberale va avanti con la sua terribile oppressione, segregazione e
impoverimento degli esclusi.
Ai governanti piacciono queste
pennellate di solidarietà sulla gente: distribuiscono medicine, alimenti, ecc.,
mentre lo stipendio minimo continua vergognoso, cresce la disoccupazione
massacrante, soprattutto riguardo ai giovani.
Ecco, allora, la grande sfida di
oggi: essere profeta e non tanto “pompiere della solidarietà.”
Siamo sfidati ogni giorno. Ho molto
vivi nella memoria i dieci anni vissuti in una favela della periferia di Recife
- Brasil. All'inizio, i bambini, le donne, la gente in genere, arrivavano alla
“Casa delle sorelle” per “chiedere pane”. Mai si negava, soprattutto ai
piccoli. Col passar del tempo le persone venivano in casa nostra per
condividere con noi il mais buono che avevano: un granchio pescato nella marea,
un frutto quasi intero, trovato negli avanzi della CEASA. Una volta, una donna
evangelica della Chiesa Pentecostale, che era lavandaia, ha bussato alla nostra
porta per dire: “Sorelle, voi lavorate tanto. Come fate a lavare i panni di
notte? Prendo io la vostra roba da lavare e non voglio esserne pagata!”
Una volta c'è stata una grande
concentrazione di donne che lottavano per i propri diritti. Sotto il sole
cocente, eravamo pure noi, cantando e vibrando insieme alle donne. Alla fine
della giornata una di loro ha chiesto con molta semplicità: “Sorella, tu ami
davvero questo movimento?” E, prima che io dicessi qualcosa, essa concluse: “In
verità, è noi che tu ami!”.
Non so se la carissima Madre
Marinella Castagno si ricorda della sua visita alla Comunità “Popolo de Deus”,
negli anni 80! Ogni famiglia si é data da fare per offrire a così illustre
visita ciò che possedeva di più buono. Nel dialogo con le donne una di esse
affermò: “Madre, dopo aver cominciato a partecipare alla comunità, io sono un'altra
persona. Adesso io vedo il mondo in maniera diversa. È come se io fossi nata di
nuovo”.
In quella comunità di base, il
dialogo interreligioso era naturale e faceva parte del nostro quotidiano. Le
persone potevano esprimere le proprie forme di religiosità popolare. Ogni anno,
l'8 dicembre, alle ore 4 del mattino, noi suore salivamo il monte detto
Conceição (Concetta), cantando e pregando con i gruppi di giovani e di donne.
Più volte siamo andate a rendere omaggio al "santo" Padre Cícero a
Juazeiro do Norte, la “Nuova Gerusalemme della Gente”. Cosa animava l'ardore
missionario di quella comunità? Tra altre convinzioni c'era la parola di
Giovanni Paolo II: “Se vuoi la pace, va incontro ai poveri” (Mensagem pelo
Dia Mundial da Paz, 1993).
Oltre lo “spostamento geografico”:
uscire dal centro verso la periferia, lasciar il “palazzo” per dimorare nelle favelas
con la gente, la cittadinanza esige dalla Vita Religiosa altri atteggiamenti.
Bisogna entrare in profonda “simpatia” con la gente, con i poveri, entrare
nella loro testa e nel loro cuore: rivivere in se stesso ciò che la gente
sente, soffre, vuole. I piccoli e gli esclusi devono essere amati, non perché
sono più bravi, più simpatici, più generosi dei ricchi. Questo neanche
corrisponde alla verità. Però essi meritano il nostro amore e la nostra
preferenza, perché, nonostante siamo figli dello stesso Padre, essi sono messi
da parte, spogliati, fatti oggetto di ingiustizia degli altri fratelli. É in
essi che sono le speranze del Padre per la costruzione del Regno. Non basta
pensare, studiare, desiderare o soltanto parlare. Le buone intenzioni non
servono. Bisogna cambiare la mentalità e il luogo sociale. Abbiamo il
dovere di essere critiche riguardo alla mentalità dominante e agire
nel senso di una liberazione effettiva di fronte a una società che rende
schiavi tanti suoi figli.
Per tanti anni siamo vissute nelle
nostre scuole. Vivere la cittadinanza con i giovani nati e cresciuti in
condizione di privilegio non è certo facile. I genitori sono i più forti
oppositori. Pagano il nostro servizio e questo li rende esigenti. Ci si pone la
domanda: qual è il significato di solidarietà per la scuola cattolica assediata
dalle nuove politiche governamentali, le quali rendono la scuola un'area
lasciata alla concorrenza fra aziende? Come dissodare una politica intelligente
rivolta all'inclusione e non all'esclusione dei più poveri? Le implicazioni per
lo sviluppo della solidarietà e della cittadinanza non si riducono ad
una discussione puramente pedagogica. È necessario concentrarsi in una spiritualità
che deve alimentare il processo formativo dei docenti e delle vocazioni. Esse
ormai arrivano segnate dalla cultura della post-modernità della quale, a prima
vista, sembrano figlie e, per questo, assuefatte ad una percezione
individualistica dell'ideale educativo e, in apparenza, disinteressate a ciò
che riguarda il bene di tutti, cioè, al politico. Vivere la cittadinanza
evangelica oggi nell'ambito dell’ educazione richiede una spiritualità “ardita
e temeraria”, che ridoni animo agli stanchi, che sia in grado di capire che ci
troviamo davanti un paradigma nuovo, e che investa in progetti comunitari
creativi e fedeli a ciò che è fondamento nella consacrazione per il Regno.
Alla soglia del Terzo Millennio,
Gesù rimane l'asse, il centro, il riferimento dell'educazione cristiana.
Attraverso i suoi atteggiamenti, lascia trasparire e incarna l'amor di Dio e lo
rivela. È una “persona significativa” per i suoi discepoli, e li segnerà per
sempre. Lungo i tre anni della missione, Gesù accompagna i discepoli. Convive
con loro, mangia con loro, va con loro, gioisce con loro, soffre con loro. È
attraverso questa convivenza che essi vengono formati. Non è questa una o l'eredità
più preziosa lasciataci da don Bosco e madre Mazzarello?
Quale presenza cittadina si richiede
oggi per noi educatrici F.M.A.?
Sono molti quelli che vedono come
meta ideale la costituzione di una società latinoamericana pluralistica,
multiculturale, tecnologicamente avanzata e autosostenibile. Ossia, una società
di cittadini(ne) liberi e operanti. Sappiamo per esperienza diretta che una
tale società non sorgerà mai per generazione spontanea. Esistono come ostacoli
alla sua costituzione il potere economico trasnazionalizzato e il consumismo
imposto dai media e dal mercato. Però, anche se la parola cittadinanza trova
ostacoli, essa esprime oggi la linea di azione che interessa quanti vogliono
avanzare in qualità verso una utopia di vita piena per tutti.
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