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D. Nel primo Dialogo abbiamo
nominato Libertà, Leggi, Costituzione, queste parole significano delle idee
importanti, sulle quali nascono frequenti dispute.
R. È vero. Ciò proviene perchè
gli uomini che le adoperano non sono d'accordo nel dare la stessa idea alla
stessa parola. Per esempio, cosa intendete voi per libertà?
D. Ognuno capisce che la
libertà è fare tutto quello che si vuole.
R. Ecco perchè non s'intendono
gli uomini. Il fare tutto quello che si vuole voi lo chiamate libertà, ed io lo
chiamo disordine, licenza, scostumatezza, brutalità. L'uomo, secondo voi, per
essere libero, dovrebbe potere sputare in viso a chiunque, gettar sassate nelle
finestre, bastonare, rapire la roba e la donna altrui, scannare il suo
nemico... Questo vi pare libertà!
D. Avete ragione, ho definita
male la libertà, e vi prego datemi una idea in che consista.
R. La libertà è il piú gran
bene che possa rittrarre l'uomo dalla social condizione. La libertà individuale
può godersi anche sotto di un governo dispotico; la libertà politica non si può
godere se non sotto di una Constituzione. Dovunque vi sia la libertà politica,
ivi sta sicuramente la libertà individuale, ma non è stabile la libertà
individuale se non all'ombra della libertà politica.
D. Cosa intendete per libertà
individuale?
R. Intendo la sicurezza che ha
un cittadino di non ricevere violenza alcuna dalla forza pubblica del governo,
se non abbia esso cittadino violate le leggi generali, note, e dettate dal
pubblico bene, e di non dover soffrire violenza alcuna da alcun uomo, senza che
la forza pubblica lo difenda e lo vendichi. Questa è la libertà individuale.
D. E come può ciò trovarsi
sotto anche un governo dispotico?
R. Anche un governo dispotico,
cioè padrone di reggere come gli piace, può amare l'ordine, vegliare perchè a
nessuno venga fatta ingiuria, abolire le leggi capricciose e inquietanti la
tranquillità del cittadino, rendere chiari e solenni i doveri de' sudditi, e
quindi dare a ciascuno la libertà individuale, e proteggere la pace e sicurezza
d'ogni onesto cittadino.
D. L'abolizione delle leggi
capricciose ed inquietanti è dunque necessaria per dare la libertà individuale?
R. Sicuramente. Come mai
sarebbero liberi gl'individui, quando le leggi fossero tiranniche?
D. Quali sono le leggi che voi
chiamate tiranniche?
R. Quelle che non hanno per
oggetto il ben pubblco, ma sono dirette al bene d'alcuni col pubblco danno.
D. Datemene qualche esempio.
R. Tutte quelle leggi che
proibiscono delle azioni innocue, e che creano dei delitti dove la ragione e la
virtú non trovano che innocenza sono leggi tiranniche, sotto le quali il
cittadino non può mai dirsi libero. Parimenti chiaro Tiranniche tutte quelle
leggi, le quali ad azioni leggermente nocive impongano gravi pene; poichè nemmeno
a tali condizioni potrà mai dirsi che un cittadino goda della libertà
individuale. Più di tutte poi chiamo tiranniche quelle leggi che invitano gli
uomini ad azioni infami, come sarebbe ad uccidere, a tradire, alla delazione;
sotto un codice tale non vi può essere libertà individuale, e un buon principe
deve abrogare tali leggi.
D. Perchè avete voi asserito
che acciò l'individuo possa chiamarsi libero deve essere sicuro di non ricevere
violenza alcuna dalla forza pubblica del governo, se esso cittadino non abbia
violate le leggi generali, note, e dettate dal pubblico bene? Perchè debbono
essere queste leggi generali e note?
R. Dissi generali, perchè ogni
divieto che il governo facesse ad un solo individuo, sarebbe una violenza della
forza pubblica esercitata contro di lui, nè mai si potrebbe considerare libero
un uomo, che potesse temere a lui proibito quello che agli altri è concesso.
Dissi note, perchè l'uomo vive tormentato da una incertezza continua, ogni
alvolta può temere che si estragga dagli Archivj qualche legge dimenticata e
ignota per farlo punire. L'essenza della libertà indivituale consiste nella
notorietà, generalità, e bontà delle leggi colla sicurezza di fare tutto quello
che non venga espressamente proibito da esse leggi; e questo, dissi, si può
trovare sotto il governo d'un Principe anche dispotico, purchè sia buono e
illuminato.
D. Intendo adunque cosa sia la
libertà individuale; ditemi ora in che consista la líbertà Politica e perchè
ella non si possa godere se non sotto la tutela d'una Constituzione?
R. La libertà Politica è la
sicurezza che ha ogni cittadino che il Governo non solamen non vuole, ma
nemmeno potrebbe creare leggi perniciose, o inquietanti, od abusare del suo
potere a danno altrui.
D. Se il governo è legato,
come potrà egli vegliare al buon ordine e ottenere quella rispettosa opinione,
che sola può conciliargli la sommissione d'ogni individuo?
R. Appunto questo è il capo
d'opera della Legislazone d'evitare i due estremi. Se troppo dai al Governo,
sarà obbedito, ma dipenderà sempre da esso degradare gli uomini alla schiavitú.
Se gli dai poco, lo discrediti, la forza pubblica non è riunita, la nazione
s'espone ai disordini interni dell'anarchia, e si rende debolissim a fronte
delle nazioni sue rivali. Conviene con profonde meditazioni fissare i confini
di ogni potere. Quella legge che stabilisce i confini di ogni potere si chiama
Costituzione.
D. Datemi una qualche idea di
questi che chiamate poteri.
R. In un governo assoluto,
ossia dispotico tutti i poteri sono riuniti nella stessa mano. L'onore e la
vita di ciascuno dipendono o da un immediato decreto del Despota, o da decreto
di Giudici e Comandanti da lui dipendenti. Il Despota impone a suo arbitrio i
Tributi, e quindi la propietà del Cittadino rimane incerta, perchè quel Sovrano
può sottrarne alla fortuna d'ognuno quanto gli piace. Vuole il Despota fare la
guerra, prende i Cittadini, gli estrae dalle case loro, gli obbliga a colpi di
bastone a soffrire tutti gli orrori del disordine, e li guida al macello. In
simili governi pare che gli uomini abbiano detto al Despota fateci voi solo
tutt'i mali purchè impediate che gli altri uomini ce ne facciano. Ma poichè gli
uomini sieno dirozzati, essi tendono a fare un altro piú ragionevol parto col
Governo, e dicoro, vegliate perchè nessuno ci rechi danno, ma non siate voi,
nostro custode, il primo a recarcelo, su di che vegheremo noi. I poteri sono
stati divisi da un uomo grande in tre, e sono Legislativo, Esecutivo e
Giudiziario. Laddove sieno riuniti, ivi sta il dispotismo, e la Costituzione è
quella che li divide, e ne stabilisce i confini.
D. Cosa comprende il poter
Legislativo?
R. La facoltà di fare tutte le
leggi, di abrogarle; e siccome nessuna azione può essere comandata a un
cittadino se non dalla legge, e nessuna azione gli può essere proibita se non
dalla legge, cosi ne viene che il poter legislativo abbraccia tutt'i limiti
dellalibertà e della proprietà dell'uomo. In questo potere si comprende
l'imposizione d'ogni carico.
D. Cosa comprende il poter
esecutivo?
R. Far eseguire le leggi,
riscuotere i tributi decretati dal poter Legislativo, diriggere la forza
pubblica dell'Armata per la difesa e sicurezza dello Stato, contenere chi turba
l'ordine sociale.
D. E il poter Giudiziario
perchè lo separate dagli altri due?
R. Il poter giudiziario è
quello che decide de' casi particolari a norma delle leggi. Se il poter
Legislativo fosse nella stessa mano col poter giudiziario, non vi sarebbe piú
sicurezza per alcuno, l'arbitrio del giudice condannerebbe o assolverebbe a suo
piacimento. Se il poter giudiziario fosse unito col potere esecutivo peggio
ancora starebbe la società esposta a un governo militare arbitrario. Conviene
che un ceto d'uomini soggetti alle leggi, e disarmati, esamini con metodi fissi
e cauti i casi tanto per le dispute civili, quanto per i delitti, e pronunzj la
sentenza, e che il poter esecutivo la faccia eseguire senza avervi avuta parte
alcuna.
D. Certamente che quando il
Governo abbia nelle mani illimitatamente tutti questi tre poteri, gli uomini
sono una mandra di schiavi, e se non va in rovina uno Stato, non nasce ciò
altri menti, se non perchè una mandra rovinata impoverisce il proprietario.
Nella Costituzione d'Inghilterra il poter esecutivo a chi è dato?
R. È intieramente nelle mani
del Re. Egli può far la guerra quando vuole; e l'Inghilterra è oppressa dal
debito, perchè l'onor nazionale e l'interesse del commercio non lasciano
arbitrio di negare i sussidj, quando la guerra è dichiarata. L'Inghilterra vede
violata la libertà dell'individuo colla leva forzata de' Marinaj.
D. La Francia cosa ha
stabilito rispetto al poter esecutivo?
R. Il Re solo non può far la
guerra, ma deve concorrervi l'assenso della Nazione. Le reclute non si fanno
con violenza, ma spontanee. Le promozioni sono regolate in guisa che il Re
Comandante Supremo dell'Armata può innalzare l'ufficiale di merito, ma non può
essere a lungo preterita l'anzianità tel servigio, ma non è negligentata la
opinione dell'Armata.
D. E per la Finanza?
R. Sí nella Costituzione
Inglese, come nella Francese, il Governo non può altro che raccogliere il
tributo che la Nazione ha decretato, e questo viene convertito nelle pubbliche
spese e gustifcato.
D. E il poter Giudiziario?
R. Il Governo Francese ha
stabilio per i giudizi Criminali i Giurati, presso poco sul metodo Inglese; per
i giudizj Civili ha fatto i Giudici di pace, avanti de' quali compajono i
litiganti prima di andare ai Tribunali, e l'ufficio di questi è di accomodare
le questioni, e vi riescono per la maggior parte. Sarebbe materia d'un
trattato, s'io dovessi spiegarvi tutto ciò; mi limito a dirvi che i giudici
sono eletti da quei che debbono essere giudicati: cioè dal popolo del
distretto, e che non sono elettii che per quattro anni, dopo i quali termina il
loro ufficio; cosi la scelta cade sopra uomini dotti, attivi, e probi, perchè
chi li nomina ha interesse che lo siano; essi hanno interesse di conservarsi
tali per essere confermati nella seguente nomina.
D. Cosa ha fissato la
Costituzione Francese rispetto al poter Legislativo?
R. Il Governo non può far
leggi, la Nazione sola le può fare.
D. Dunque in quella
Costituzione il Governo non ha nè il poter militare, nè il poter della Finanza,
nè il poter Giudiziario, nè il poter Legislativo. È dunque spogliato di tutto,
è un essere superfluo.
R. No. Se
si dovrà fare la guerra, la direzione di tutte le operazioni militari sarà del
Re. Il Re sopraintenderà alla Finanza. Il Re veglierà perchè regolarmente sia
amministrata la giustizia. Il re potrà tener in sospeso per quattro anni una
nuova legge, sin che venga maturamente esaminata. Il Re dovrà sopraintendere
alla Marina, a tutti i pubblici stabilimenti, alle relazioni colle altre
Potenze. Ecco le funzioni del Re.
D. Ma credete voi necessario
che vi sia un Re?
R. Non lo credo; ma credo
necessario che vi sia un Governo, una Constituzione, e la Nazione radunata
sempre.
D. Come può una Nazione
trovarsi radunata?
R. Non lo può altrimenti che
per mezzo de' suoi rappresentanti scelti dai distretti a liberi voti degli
abitanti. Questi formano una Assemblea nazionale, un parlamento, che
legittimamente parla a nome di tutta la nazione.
D. E non potrebbe questa Assemblea
nazionale rendere schiava la nazione, poichè ha tutto il potere nelle mani?
R. Ella non lo può.
Primieramente dopo due anni si creano nuovi Deputati, e scadono quei che lo
furono, nè possono essere confermati; essi così diventano soggetti alle leggi
stesse che hanno fatte. Secondariamente l'Assemblea non può comandare le
Armate, nè nominare i Comandanti; non può dare, nè togliere alcuna carica; non
può togliere la libertà ad alcuno, nè esercitare atto alcuno esecutivo. Ella fa
le leggi, riconosce i bisogni del pubblico erario, veglia acciocchè non si
disperda il denaro pubblico, stabilisce la somma del Tributo e il modo
d'imporlo, sopraintende al potere del Governo, ma non governa. Il potere
Legislativo sta presso la nazione rappresentata dall'Assemblea. Il poter
esecutivo regolato dalla Costituzione sta presso del Governo. Il poter
Giudiziario sta presso gli uomini nominati dai distretti. Così è fondata la
libertà politica, e ogni uomo libero e sicuro conosce essere impossibile al
Governo il togliergli la libertà.
D. Quello che mi dite mi pare
ragionevole; ma è tanto diverso da ciò, chè sono accostumato a vedere e ad
ascoltare, che mi pare un sogno.
R. Eppure questo sogno da un
secolo regola l'Inghilterra, e questo. sogno è talmente naturalizzato nella
Francia, che credo che vi durerà per secoli.
D. Come chiameremo noi dunque
quelle Comunità, quei Corpi rappresentativi d'una Provincia, che senza essere
eletti dalla provincia ardiscono di parlare in nome pubblico?
R. Chiamiamoli una illusione,
una usurpazione, una ridicola mascherata, un trastullo che i dispotici lasciano
alle pravincie, lusingando la vanità di alcuni schiavi, acciocchè tengano
tranquilli ne' ferri i loro compagni. Non può mai rappresentarsi legittimamente
un popolo se non per mezzo de' Deputati ch'egli abbia scelti per
rappresentarlo; nè può mai con giustizia intendersi obbligato un popolo ad
esegure quello che per esso abbiano stipulato alcuni, che se ne siano arrogata
la rappresentanza senza averne commissione. Questo è un vero insulto della
Tirannia di nominare essa medesima i rappresentanti del popolo, ovvero offrire
che alcune famiglie abusivamente lo rappresentino.
D. E sotto tale abuso enorme
del potere arbitrario, che penseremo noi della virtù di que', che perseverano
nella abusiva rappreseneanza, e ardscono di parlare in nome de' loro Cittadini
senza averne legittima facoltà?
R. Potevano avere lo scudo
della ignoranza e della tradizione per lo passato. Oggidì che le idee
dell'ordine e della giustizia sono meno incerte, attesi i progressi che ha
fatto la ragione, essi non possono liberarsi dalla macchia di complici d'una
illusione funesta, e usurpatori della libertà devoti della loro provincia.
Conseguentemente sono uomini viziosi.
D. E se questi che
illegalmente perseverano a intitolarsi rappresentanti pubblici, e si usurpano
facoltà di esprimere i pubblici voti realmente soffocheranno i voti pubblici, e
non avranno di mira che l'autorità e i vantaggi bene o male concepiti del ceto
loro, trascurando il bene del corpo sociale che si arrogano di rappresentare?
R. Allora dirò che sono viziosi
non solo, ma impudenti, e che se il popolo non gl'insulta, dà una dimostrazione
di stupidità squisita.
D. Son persuaso. Basta di ciò.
Ma secondo voi, la Costituzione è una cosa, le Leggi sono un'altra; indicatemi
qual differenza fate voi fra la Costituzione e le Leggi.
R. La Costituzione è una legge
sacra e inviolabile: nella Francia è omai fatta, e non potrà mai dalle
Legislature che verranno essere variata. Ecco la differenza.
D. Perchè mai i Rappresentanti
che verranno dovranno avere meno autorità di quei che attuamente sedono?
R. Perchè conveniva
indispensabimente dapprincipio fare una Costituzione, ed è pure necessario
ch'ella non sia variabile e fluttuante, ma eterna, e quasi sovraumana legge,
che immobilmente fissi confini d'ogni potere.
D. E come potrebbe una
nazione, che non ha una Costituzione acquistarla, e cessare d'essere il
trastullo della impertinenza e dell'orgoglio di pochi?
R. La piú nobile strada
sarebbe quella d'un Princpe illuminato, che conoscendo i tempi, aspirando alla
immortalità, fabbricasse una generosa Costituzione, e limitasse se medesimo.
Stanislao lo ha fatto or ora in Polonia.
D. Ma Stanislao era un Re
Elettivo senza potere; e se non accadesse mai il maraviglioso esempio d'un
Monarca dispotico generoso a tal segno?
R. Sin che un popolo non sia
illuminato, e non abbia sentimento di Patria, languirà nella schiavitú. Un
popolo abietto può tumultuare, può insultare e distruggere il governo; ma
stanco dal disordine e dal tumulto si getta di nuovo sotto il giogo di un altro
Dispotico, e non forma una Costituzione; questa è l'opera de' lumi, questi si
dilatano colla vicendevole comunicazione, e la comunicazione vicendevole delle
idee nasce dalla fiducia e dalla benevolenza, e queste dalla bontà e dalla
virtú generalmente difuse. La corruzione e il vizio sono gli elementi
dell'abuso del potere.
D. Quali sono i mezzi per
assicurarsi contro l'abuso del potere, giacchè per necessità il potere deve pur
essere collocato o presso d'un individuo, o presso di un corpo, acciò sieno
osservate le leggi, e conservato l'ordine sociale?
R. Ogni uomo, ogni corpo di
sua natura tende sempre a dilatare il potere confidatogli. Anche l'uomo piú
virtuoso s'abitua a comandare, e per far il bene vorrebbe essere dispotico. Il
mezzo piú sicuro per impedire l'abuso del potere è il fare che le funzioni
pubbliche non siano mai vitalizie, nè di lunga durata. Un giudice dapprima lo
sente a cosa sentenza, e sentenza come organo fedele della Legge; poi
insensibilmente si accostuma agli omaggi de' litiganti, crede d'avere facoltà
di beneficare piú una parte che l'altra; indi dopo qualche tempo si crede
arbitro, finalmente si considera invecchiando nel mestiere padrone dispotico
delle fortune disputate. Quello che dico del giudice, dicasi di ogni altra
professione. Temporarie, e nemmeno di lunga durata sieno le funzioni pubbliche.
D. E il Re lo cambiereste?
R. In Roma i consoli duravano
un anno.
D. Dunque voi non trovereste
necessaria la dignità Reale?
R. Nella Francia vi era, si voleva
conservare; ma credo che uno Stato anche vasto può reggersi assai bene senza un
Re. Tutta l'America Settentrionale è in questo caso.
D. Il potere, esattamente
parlando, d'onde deriva?
R. Il potere di qualunque
pubblico ufficio o è stato usurpato colla forza e colla astuzia, e colla
astuzia e colla forza si può ugualmente toglierlo; o è stato dato dal consenso
espresso o tacito del popolo, e il popolo può restringerlo o ampliarlo secondo
lo giudica del suo interesse. Il potere adunque deriva sempre dalla Nazione ed
ogni forza pubblica è sempre delegata dalla nazione.
D. Avete spiegato cosa sia la
libertà individuale, avete spiegato pure cosa sia la libertà Politica; ma per
dare una idea esatta de' confini fra la libertà e la licenza, come fareste?
R. È facile. In un governo
libero io posso fare tutto quello che non pregiudichi alla libertà d'un altro
uomo. Se io saccheggio la vigna del mio vicino, il vicino farà altrettanto sul
mio, e la società diverrà uno stato di rapina e di guerra permanente. La
libertà siede all'ombra sociale, l'odio d'ogni usurpazione, il sentimento della
giustizia, tai sono i sostegni della libertà.
D. Perchè mai fra le nazioni
mal governate non trovasi nè riverenza verso delle Leggi, né amore dell'ordine
sociale, nè odio verso dell'usurpazione, nè sentimento di Giustizia?
R. Perchè ivi le Leggi sono
molte volte meri atti oppressivi del Governo odiosi alla nazione; perchè
l'ordine sociale non è favorevole che agli oppressori; perchè i poteri e i
diritti comunemente si usurpano; perchè l'astuzia e la forza prendono nome di
giustizia. Generalmente però anche in tai governi le leggi sulla sanità sono
rispettate da ognuno, perchè ognuno sente che vengono dettate dal ben pubblico.
D. Quali sono le leggi buone?
R. Quelle che hanno per
oggetto il ben generale della nazione. Ogni legge che sacrifichi i bene della
nazione per il comodo di alcuni una cattiva legge. Perchè una legge sia buona
deve aver per oggetto il ben generale della nazione, deve essere chiara e
intelligibile senz'equivoco. Tai leggi sono sempre osservate e riverite, perchè
è interesse dei piú che lo sieno, tanto piú lo sono, quanto piú sono aperti gli
occhi del popolo per distinguere i veri suoi interessi.
D. In somma mi pare che voi
amereste che tutta la riverenza pubblica fosse rivolta verso la Maestà delle
Leggi Constituzionali, e che meno si adorassero gli uomini che governano.
R. La cosa è cosí appunto. In
un paese avvilito dal potere governativo si considerano le leggi come un'arma
della oppressione, e chi sa meglio deluderle, acquista la meschina reputazione
di uomo accorto. In un paese in cui la dignità dell'uomo sia rispettata, la
maestà delle leggi è l'ancora sacra della pubblica felicità; la libertà, la
sicurezza, la proprietà d'ogni uomo sono emanazioni di quel Codice Augusto, e
si considera un obbrobrio la infedeltà alle leggi, e ciascuno si gloria di
vegliare perchè sieno osservate. Esse contengono la norma della pace e
dell'ordine sociale.
D. Nella scelta degli uomini
destinati ai pubblici ufficj, che norma credereste voi di insinuare agli
elettori?
R. Un uomo, che nulla posseda,
e nulla abbia da perdere, non avrebbe il mio voto, baderei molto alla morale
domestica del soggetto. Chi è cattivo padre di famiglia, o spensierato, o
violento, o ingiusto in sua casa, non porterà facilmente la virtú nel pubblico
uffcio. Colui, che piú si smania per ottenere essere eletto, non sarebbe da me
trascelto, ben sapendo che l'uomo di merito suole essere modesto, e non di rado
poco socievole, io cercherei in quella dasse di fare la scelta. Credo che non
m'ingannerei facilmente.
D. Ma come il popolo farà
dunque le nomine di chi parli per lui, se vi vuole tanto accorgimento?
R. Sempre ricadiamo allo
stesso punto, che un popolo cieco e smarrito non è capace d'una Costituzione, e
che i lumi producono la virtú questa lo sdegno per l'ingiustizia e
l'oppressione; indi l'intoleranza del potere arbitrario d'onde la Costituzione.
Quindi da qualunque lato prendiate il filo, sempre vi presenta lo stesso capo,
cioè che il primo passo da farsi per innalzare un popolo alla libertà è quello
di illuminarlo.
D. Donde viene adunque la
libertà?
R. Dall'abuso del potere, e
dai progressi della ragione.
D. Come si stabilisce la
libertà?
R. Con una buona Constituzione
che bilanci i poteri.
D. Come si conserva una
Constituzione?
R. Colla virtú, col sentimento
della patria colla libertà de' pensieri e della stampa.
D. E un popolo rozzo, che non
abbia l'uso della scrittura, potrà mai essere un popolo libero?
R. Non può esserlo. Non v'è
libertà politica senza di una Constituzione scritta e invariabile. Non v'è
invariabilità se non vegli la forza pubblica combinata in difesa della
Costituzione contro delle usurpazioni del Governo. Il Selvaggio può vivere
bensi indipendente e senza leggi, ma non può mai essere libero, il che suppone
una convenzione sociale, e la forza pubblica pronta a soccorrere ognuno contro
dell'ingiustizia. Non è dunque vero che l'uomo nasca libero, ei lo diviene per
effetto della perfettibilità della sua specie; e senza l'arte dello scrivere
non lo potrebbe essere. L'invenzione della Stampa è stata la piú utile di tutte
pel genere umano. Le belle arti, le belle lettere, l'erudizione curvano l'uomo
al giogo; la generosa filosofia lo porta ad analizare i principj delle cose, a
preferire sopra tutto quello che piú intimamente ha connessione coll'essere
nostro, a far uso della ragione; a indagare le verità importanti, a Farlo
arrossire del proprio avvilimento, a rendergli cara la virtú. I Filosofi e gli
Stampatori sono i primi benefattori del genere umano.
D. Ma col nome della libertà
della stampa, intendete voi dunque che a ciascuno debba essere lecito animare
la plebe al tumulto con un libello sedizioso, calunniare e insultare colla
satira qualunque galantuomo?
R. Ho già detto che la libertà
consiste nel poter fare tutto quello che non pregiudichi alla libertà d'un
altro uomo. Ora chi move a tumulto, sicuramente pregiudica alla libertà de'
Cittadini, chi toglie la fama calunniando o insultando, toglie un bene prezioso
e pregiudica alla libertà del danneggiato. La Stampa deve essere libera, come
libera è la parola; ma chi se ne serve per commettere un delitto, debb'essere
punito secondo le forme delle Leggi.
D. Ma perchè proscrivere
dunque la censùra, la quale previene i delitu della stampa? Non è egli meglio
prevenire i mali, che castigarli?
R. Impedirete voi che si
accenda fuoco perchè non seguano incendi. Se volete prevenire tutt'i mali,
impedite che gli uomini non operino: questo sarebbe lo stato di morte. Impedite
che gli uomini non parlino per prevenire la bugia, la contumelia, la calunnia?
Prevenite i delitti coll'impedire l'ozio, col castigare prontament col premare
le buone azioni, col dilatare pe mezzo della educazione il senso morale. Ma è
la politica degli ignoranti e de' Tiranni quella d'ammortire le azioni degli
uomini, e interdire loro le facoltà; la vita sociale si misura colla somma
delle azioni, convien diriggerle con buon leggi, ma non vincolare giammai la
molla dell attività.
D. Ma dopo un pubblico insulto
fatto da una Satira, non vedo come si possa liberare il Cittadino offeso dalla
macchia che gli viene imposto
R. Dove la stampa è vincolata
sotto la pubblica censura, fanno grande impressione le cose stampate, perchè si
presume che rechino la pub blica approvazione, e perchè rare volte un Cittadino
vi è preso di mira. Dove la Stampa è libera, ogni scritto non porta maggiore
autorità di quello che merita l'Autore, e non fa tanto senso quello che vi si
legge. Ogni Cittadino calunniato e offeso, se vuole, ricorre al giudice, chiama
avanti del Tribunale l'offensore, e ottiene soddi sfazione.
D. Ma in che consiste
l'utilità di lasciar libera la Stampa?
R. Non tutti gli uomini che hanno
qualche cosa di buono di suggerire per bene della Società hanno occasione di
parlare in pubblico, non tutti hanno ufficio pubblico; molti non hanno voce,
gesto, e franchezza per cimentarsi a una concione; molti di carattere timido, o
di me schina figura non losano; alcuni avviliti dalla povertà giacciono
solitarj. Col mezzo facile della Stampa si pongono in comune i suggeriment di
tutti. Il prepotente viene frenato col pericolo di veder pubblicati gli abusi.
Ecco i beni somm che produce la libertà della Stampa.
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