Ricordare Cristo con Maria
13. Il contemplare di Maria è innanzitutto un ricordare.
Occorre tuttavia intendere questa parola nel senso biblico della memoria (zakar),
che attualizza le opere compiute da Dio nella storia della salvezza. La Bibbia
è narrazione di eventi salvifici, che hanno il loro culmine in Cristo stesso.
Questi eventi non sono soltanto un 'ieri'; sono anche l''oggi' della
salvezza. Questa attualizzazione si realizza in particolare nella Liturgia:
ciò che Dio ha compiuto secoli or sono non riguarda soltanto i testimoni
diretti degli eventi, ma raggiunge con il suo dono di grazia l'uomo di ogni
tempo. Ciò vale, in certo modo, anche di ogni altro devoto approccio a quegli
eventi: « farne memoria », in atteggiamento di fede e di amore, significa
aprirsi alla grazia che Cristo ci ha ottenuto con i suoi misteri di vita, morte
e risurrezione.
Per questo, mentre va ribadito con il Concilio Vaticano II che la Liturgia,
quale esercizio dell'ufficio sacerdotale di Cristo e culto pubblico, è « il
culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui
promana tutta la sua forza »,15 occorre anche ricordare che
la vita spirituale « non si esaurisce nella partecipazione alla sola sacra
Liturgia. Il cristiano chiamato alla preghiera in comune, nondimeno deve anche
entrare nella sua camera per pregare il Padre nel segreto (cfr Mt 6, 6);
anzi, deve pregare incessantemente come insegna l'Apostolo (cfr 1Ts 5,
17) ».16 Il Rosario si pone, con una sua specificità, in
questo variegato scenario della preghiera 'incessante', e se la Liturgia,
azione di Cristo e della Chiesa, è azione salvifica per eccellenza, il
Rosario, quale meditazione su Cristo con Maria, è contemplazione salutare.
L'immergersi infatti, di mistero in mistero, nella vita del Redentore, fa sì
che quanto Egli ha operato e la Liturgia attualizza venga profondamente
assimilato e plasmi l'esistenza.
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