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Felice Romani
La testa di bronzo

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  • ATTO SECONDO
    • Scena terza. Federico
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Scena terza. Federico

 

Federico solo dalla rupe.
Ove mi aggiro ? ove son io ? Natura
Contro di me congiura;
Avversi ho gli elementi, e all'aer bruno
Non discerno sentier, né asilo alcuno
Ah! serbami a Floresca,
Serbami all'idol mio, Cielo pietoso
Sono infelice, sono amante, e sposo.

Cessate, oh Dio! cessate
Smanie che m'agitate,
Lasciate, che respiri
Almen per poco il cor.
Ridotto presso a morte
M'opprimono i martiri,
Ma contro irata sorte
Mi darà forza amor.
(la tempesta va scemando)
Che veggo! oh speme amica!
(guarda intorno, e ravvisa il luogo)
Il nembo terminò.
Nella capanna antica
In salvo alfin sarò.
Cara valle solitaria
Ove al giorno apersi i rai,
Ti conosco ai dolci palpiti,
Che destando in cor mi vai,
Sento l'aura pura, e placida,
Che mi venne ognor da te.
Breve istante di conforto,
Dolce porto -- accorda a me.

Aperto è l'uscio... entriam... odo rumore .
Che sento?... disertore!
Più voci han proferito il nome mio.
Ah! perduto son io se quì mi arresto.
Calpestío di cavalli
Sembrami udir vicino, e fragor d'armi.
Ah sì, qualcun si appressa: ove celarmi?
(si nasconde dietro le rovine)




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