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Plinio Corrêa de Oliveira
La politica vaticana di distensione…

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5. PANORAMA INTERNO DELLA CHIESA UNIVERSALE

 

Forse per qualche lettore brasiliano la presente dichiarazione può essere fonte di sorpresa. Infatti, riluttante al massimo nellassumere latteggiamento pubblico che oggi assume, la TFP non ha divulgato gli elementi di sconcerto e di dissenso che si propagano fra cattolici dei più diversi paesi a causa della distensione del Vaticano verso i governi comunisti. E allungherebbe troppo questo documento già esteso il farlo in questa sede. Ci limitiamo a riassumere, perché serva a spiegare nel modo migliore il nostro atteggiamento, quando accade attualmente fra i cattolici tedeschi. Lo ha detto sul Correio do Povo di Porto Alegre lex-deputato della Repubblica Federale Tedesca Hermann M. Georgen[7].

Egli notizia del lancio di due libri di autori tedeschi sulla politica del Vaticano: Wohin steuert der Vatican? (Dove va il Vaticano?) di Reinhard Raffalt, e Vatican intern (Il Vaticano dentro) pubblicato da un autore che si cela sotto lo pseudonimo di Hieronymus. Entrambe le opere hanno avuto una risonanza tale, chesono all’ordine del giorno per gli intellettuali e i politici tedeschi”. Georgen giudica lopera di Hieronymus satirica, ipercritica ed esagerata, mentre trova quella di Raffaltsobria”, contesi ben fondate”, ispirate “a un profondo amore per la Chiesa”. E Raffalt aproclama: “Papa Paolo VI è socialista”.

Georgen aggiunge che, poco dopo la diffusione dellottima opera di Raffalt, un giornale tedesco ha pubblicato una vignetta che mostra Paolo VI mentre passeggia in compagnia di Gromiko. Passando davanti a un quadro raffigurante il cardinal Mindszenty, Gromiko dice a Paolo VI: “Ebbene, ciascuno ha il suo Solgenitsin”.

Georgen informa anche che un gesuita tedesco, Simmel, ha pubblicato sul tradizionale settimanale Rheinischer Merkur, “conservatore e intrasigente difensore della fede e dei Papi, una critica considerata da Roma persino irriverente”, sotto il titolo: “No, signor Papa!” Georgen afferma ancora, a proposito della destituzione del cardinale Mindszenty: “Una vera ondata di appoggio (al cardinale) ha percorso i cattolici tedeschi”. La Frankfurter Allgemeine Zeitung ha parlato apertamente deisogni cristiano-marxistidi Papa Paolo VI. E la Paulus Gesellschaft, portavoce del dialogo tra cristiani e marxisti, ha condannato la Ostpolitik del Vaticano, denunciandola comemachiavellica”, perché vuoleimporre al mondo una pace romano-sovietica”. Di fronte a questo linguaggio, appare ancora più chiaro quanto sia misurato quello della TFP.

Non possiamo chiudere il nostro commento all’articolo di Hermann Georgen, senza sottolineare una grave affermazione in esso contenuta: in Polonia come in Ungheria, in Cecoslovacchia e in Jugoslavia, i contatti e gli accordi con la Santa Sede non hanno impedito che continuasse intensa la persecuzione religiosa. Lo ha affermato anche, per quanto riguarda la sua patria, il cardinal Mindszenty.

Questo fatto solleva in noi una perplessità. La prospettiva della attenuazione della lotta antireligiosa era il grande argomento (a nostro modo di vedere insufficiente) degli entusiasti della distensione vaticana. La pratica mostra che tale distensione non ottiene questo risultato e favorisce soltanto la parte comunista. Cuba è un altro esempio di questo fatto. E un autorevole promotore della distensione come mons. Casaroli dichiara che, in regime di persecuzione, i cattolici vivono felici. Chiediamo allora se distensione non è sinonimo di capitolazione.

Se lo è, come non resistere alla politica di distensione, mostrandone pubblicamente lenorme equivoco?

È un altro esempio di che cosa intendiamo per resistenza.

 

 




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