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| Plinio Corrêa de Oliveira La politica vaticana di distensione… IntraText CT - Text |
3. LA SOLUZIONE, NELL’APOSTOLO SAN PAOLO
Sì, Santo Padre – continuiamo – san Pietro ci insegna che è necessario “ubbidire a Dio prima che agli uomini”[4]. Siete assistito dallo Spirito Santo e anche sostenuto – nelle condizioni definite dal Vaticano I – dal privilegio dell’infallibilità. Questo non impedisce che in certe materie o situazioni la debolezza a cui sono soggetti tutti gli uomini possa influenzare e persino determinare la Vostra azione. Una di queste è – forse per eccellenza – la diplomazia. E qui si situa la Vostra politica di distensione verso i governi comunisti.
Che fare a questo punto? Le righe di questa dichiarazione non basterebbero per contenere l’elenco di tutti i Padri della Chiesa, Dottori, moralisti e canonisti – molti dei quali elevati agli onori degli altari – che sostengono la legittimità della resistenza. Una resistenza che non è separazione, non è rivolta, non è acrimonia, non è irriverenza. Al contrario, è fedeltà, è unione, è amore, è sottomissione.
“Resistenza” è la parola che abbiamo scelto di proposito, perché è usata dallo stesso san Paolo per caratterizzare il suo atteggiamento. Poiché il primo Papa, san Pietro, aveva preso misure disciplinari relative al permanere nel culto cattolico di pratiche sopravviventi dall’antica Sinagoga, san Paolo vide in questo un grave rischio di confusione dottrinale e di danno per i fedeli. Allora si levò e “resistette in faccia” a san Pietro[5]. Questi non vide, nel gesto energico e ispirato dell’Apostolo delle Genti, un atto di ribellione, ma di unione e di amore fraterno. E, sapendo bene in che cosa era infallibile e in che cosa non lo era, cedette di fronte agli argomenti di san Paolo. I santi sono modelli dei cattolici. Nel senso in cui san Paolo resistette, il nostro stato è di resistenza.
E in questo trova pace la nostra coscienza.