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Una
Chiesa-missione
La Chiesa-koinonia
è la Chiesa-missione. L'annuncio della Buona Novella non è un
optional per la Chiesa di Cristo. Proclamare il Vangelo, è stato
detto e ripetuto in mille modi, è la sua vocazione, la sua
identità più profonda, la sua stessa ragione d'essere. Quella di
Cristo è una Chiesa in cammino, in continua tensione missionaria,
apostolica, evangelizzatrice. Chiesa e missione, in fondo, s'identificano. Perciò,
in qualunque contesto socio-culturale si trovi a svolgere la su attività
salvifica, essa è sempre la Chiesa "per sua natura
missionaria" (AG, 2).
Il termine
"missione" non va, pertanto, applicato solo, alla luce del Concilio,
alla "missio ad gentes", ma altresì a quella svolta nei
territori di antica tradizione cristiana. Anche questi, purtroppo, sono spesso
terre di missione. I "pagani" o non credenti, almeno nella pratica,
li abbiamo tra noi, nella società sempre più scristianizzata in
cui viviamo. L'ateismo pratico e l'indifferenza religiosa si diffondono a
macchia d'olio in essa. La nostra è, quindi, una società che ha
bisogno di essere evangelizzata.
L'annuncio del
Vangelo non può, però, limitarsi alla promozione dei cosiddetti
"valori del regno", come la giustizia, la libertà, la
fraternità e la pace. Essi fanno parte dell'annuncio integrale del lieto
annuncio. Ma ciò non è sufficiente, "se non si proclama che
Cristo è l'unico mediatore tra Dio e gli uomini" (RMs, 17),
l'unico Redentore del mondo. Cristo morto e risorto deve essere, dunque, sempre
al centro della missione della Chiesa. L'oggetto di essa non è, infatti,
la proclamazione di un elenco più o meno lungo di verità,
bensì di una Persona, quella di Cristo. Questa dimensione
essenzialmente cristologica della missione è stata sottolineata a varie
riprese dai Padre sinodali sia nelle assemblee plenarie sia nei gruppi di
lavoro.
La
proclamazione del Vangelo va fatta con autentica passione. Nell'Aula
sinodale si sono sentite, in proposito, delle affermazioni quanto mai chiare e
categoriche, come: la verità del Vangelo "deve essere proclamata
con coraggio e chiarezza", il ministero episcopale "va esercitato con
entusiasmo totale e generoso, uscendo a pescare in mare aperto".
Affermazioni, queste, che non fanno che riassumere l'insegnamento del Papa al
riguardo. Infatti, rivolgendosi ai vescovi venuti a Roma per celebrare il
Giubileo, il Papa aveva parlato della necessità di ritrovare
"l'entusiasmo pentecostale dell'annuncio" e di non dimenticare che
"l'annuncio del Vangelo à l'atto di amore più alto nei
riguardi dell'uomo, della sua libertà e della sua sete di
felicità" (in L'Osservatore Romamo, 8 ottobre 2000).
I Padri
sinodali hanno rammentato, infine, il ruolo sempre più importante dei mass
media nell'opera della nuova evangelizzazione. La Chiesa, che vive nel
tempo e nella storia, incarnata nell'odierna società, non può
prescinderne nello svolgimento della sua missione. Essi sono, infatti, come ha
detto Paolo VI, "una versione moderna ed efficace del pulpito" (EN,
45), e, quindi, vanno usati come altrettanti potenti mezzi di evangelizzazione
del mondo di oggi.
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