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José Saraiva Martins
Chiesa all'alba del terzo Millennio

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  • Una Chiesa in dialogo
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Una Chiesa in dialogo

Un'altra dimensione della Chiesa evidenziata con forza nell'Assise sinodale dell'anno scorso, è quella del dialogo ecumenico e interreligioso.

L'impegno ecumenico della Chiesa è essenziale. Esso è irreversibile. Lo ha voluto Cristo (Gv 17, 21-23). Egli diede la sua vita per radunare tutti i figli dispersi (Gv 11, 52). Non si tratta, dunque, di una scelta. L'opzione è obbligata. Lo esige la fedeltà a Cristo e al suo disegno di salvezza. Lo richiede l'attuale situazione della Chiesa e della società.

"Il cammino ecumenico sarà presumibilmente ancora lungo e difficile", ha detto il Cardinale Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani (Synodus Episcoporum, Bollettino, 16, 6). Ci si trova, infatti, di fronte a sempre nuove sfide. Occorre, perciò, un rinnovato slancio ecumenico, una nuova carica, una vera passione per l'unità: quella che ardeva nel cuore di Cristo. Occorre, inoltre, come ricordato da alcuni fratelli separati, superare ogni pregiudizio e malinteso esistente" (Ib., 19, 4; cf. ib., 6, 8); e non dimenticare che "la purificazione della memoria rappresenta una parte fondamentale dell'agenda ecumenica", come ha rilevato S. Em. R. Ambrosius della Chiesa Ortodossa di Finlandia, per il Patriarcato Ecumenico (Ib., 3).

L'ecumenismo va fatto, ovviamente, a livello dottrinale o teologico. Ma non va sottovalutato "l'ecumenismo della vita", che deve coinvolgere tutti i membri della Comunità ecclesiale. L'"Ut unum sint" di Gesù è rivolto, non solo ai Dodici e ai loro successori nel ministero, ma a tutti i credenti nel suo nome. "Il dialogo della vita e l'ecumenismo dei semplici gesti quotidiani di comunione e di servizio, si leggeva già nell'Instrumentum Laboris del Sinodo, ... avvicinano i cuori e le menti dei cristiani" (IL, 131; cf. Ib. 6, 8). Affermazione, questa, sentita spesso nell'Aula sinodale.

L'ecumenismo è un impegno spirituale. L'unità è un dono dello Spirito. Sarà Lui a realizzare pienamente l'"Ut unum sint" di Gesù. Ma noi, osservava ancora il Cardinale Kasper, "dobbiamo essere ecumenicamente uniti nella nostra preghiera per l'unità, e dobbiamo pregare, come fecero gli Apostoli con Maria, affinché discenda su di noi lo Spirito di Dio e per l'avvento di una nuova Pentecoste" (Ib., 6).

Insieme al dialogo ecumenico, i Padri sinodali si sono occupati altresì del dialogo interreligioso, mettendone in luce l'urgenza e indicando il modo di attuarlo.

Per la Chiesa, rileva il Cardinale Francis Arinze, allora Presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, "il dialogo e la collaborazione interreligiosa sono contrassegnati dalla speranza, la speranza che un giorno tutti e tutto si riconcilino in Cristo, Signore della storia e anelito di tutti i cuori" (Ib., 7, 8).

Il dialogo interreligioso fa parte della missione evangelizzatrice della Chiesa e rientra nelle prospettive delle sfide del terzo millennio (Cfr RMs, 55. TMA, 53).

Nel dialogo interreligioso, rileva ancora il Card. Arinze, "l'ortoprassi deve fondarsi sull'ortodossia ... Il Vescovo deve vegliare sulle idee teologiche in materia di dialogo interreligioso nella sua area di competenza... Deve promuovere, incoraggiare e guidare la riflessione teologica sui temi riguardanti il dialogo" (Ib., 8).

In particolare, va evitato ogni sincretismo ed ogni relativismo religioso. Essi segnerebbero la fine di ogni vero dialogo alla luce delle verità irrinunciabili della fede cristiana. Un altro pericolo è quello dell'orizzontalismo. "Se il dialogo interreligioso, rileva lo stesso Porporato, può incominciare dalla dimensione orizzontale - la ricerca congiunta della giustizia, della pace, dell'armonia e dei valori sociali - esso deve soprattutto puntare sulla dimensione verticale: la ricerca di Dio, la ricerca della verità religiosa, lo sforzo di una maggiore apertura all'azione divina" (Ib.).

Il dialogo interreligioso può, e deve, tradursi in una fattiva collaborazione a favore dell'uomo e della società. I campi indicati dai Padri sinodali sono sapratutto quelli della giustizia, della pace, della libertà, della difesa della vita e della dignità dell'uomo, della fratellanza e del rispetto inalienabile della libertà religiosa e di coscienza.




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