|
Una Chiesa
in dialogo
Un'altra
dimensione della Chiesa evidenziata con forza nell'Assise sinodale dell'anno
scorso, è quella del dialogo ecumenico e interreligioso.
L'impegno
ecumenico della Chiesa è essenziale. Esso è irreversibile. Lo ha
voluto Cristo (Gv 17, 21-23). Egli diede la sua vita per radunare tutti
i figli dispersi (Gv 11, 52). Non si tratta, dunque, di una scelta.
L'opzione è obbligata. Lo esige la fedeltà a Cristo e al suo
disegno di salvezza. Lo richiede l'attuale situazione della Chiesa e della
società.
"Il
cammino ecumenico sarà presumibilmente ancora lungo e difficile",
ha detto il Cardinale Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la
promozione dell'unità dei cristiani (Synodus Episcoporum, Bollettino,
16, 6). Ci si trova, infatti, di fronte a sempre nuove sfide. Occorre,
perciò, un rinnovato slancio ecumenico, una nuova carica, una vera passione
per l'unità: quella che ardeva nel cuore di Cristo. Occorre, inoltre,
come ricordato da alcuni fratelli separati, superare ogni pregiudizio e
malinteso esistente" (Ib., 19, 4; cf. ib., 6, 8); e non
dimenticare che "la purificazione della memoria rappresenta una parte
fondamentale dell'agenda ecumenica", come ha rilevato S. Em. R. Ambrosius
della Chiesa Ortodossa di Finlandia, per il Patriarcato Ecumenico (Ib.,
3).
L'ecumenismo va
fatto, ovviamente, a livello dottrinale o teologico. Ma non va sottovalutato
"l'ecumenismo della vita", che deve coinvolgere tutti i membri della
Comunità ecclesiale. L'"Ut unum sint" di Gesù
è rivolto, non solo ai Dodici e ai loro successori nel ministero, ma a
tutti i credenti nel suo nome. "Il dialogo della vita e l'ecumenismo dei
semplici gesti quotidiani di comunione e di servizio, si leggeva già
nell'Instrumentum Laboris del Sinodo, ... avvicinano i cuori e le menti
dei cristiani" (IL, 131; cf. Ib. 6, 8). Affermazione,
questa, sentita spesso nell'Aula sinodale.
L'ecumenismo
è un impegno spirituale. L'unità è un dono dello Spirito.
Sarà Lui a realizzare pienamente l'"Ut unum sint" di
Gesù. Ma noi, osservava ancora il Cardinale Kasper, "dobbiamo
essere ecumenicamente uniti nella nostra preghiera per l'unità, e
dobbiamo pregare, come fecero gli Apostoli con Maria, affinché discenda
su di noi lo Spirito di Dio e per l'avvento di una nuova Pentecoste" (Ib.,
6).
Insieme al
dialogo ecumenico, i Padri sinodali si sono occupati altresì del dialogo
interreligioso, mettendone in luce l'urgenza e indicando il modo di
attuarlo.
Per la Chiesa,
rileva il Cardinale Francis Arinze, allora Presidente del Pontificio Consiglio
per il dialogo interreligioso, "il dialogo e la collaborazione
interreligiosa sono contrassegnati dalla speranza, la speranza che un giorno
tutti e tutto si riconcilino in Cristo, Signore della storia e anelito di tutti
i cuori" (Ib., 7, 8).
Il dialogo
interreligioso fa parte della missione evangelizzatrice della Chiesa e rientra
nelle prospettive delle sfide del terzo millennio (Cfr RMs, 55. TMA,
53).
Nel dialogo interreligioso,
rileva ancora il Card. Arinze, "l'ortoprassi deve fondarsi sull'ortodossia
... Il Vescovo deve vegliare sulle idee teologiche in materia di dialogo
interreligioso nella sua area di competenza... Deve promuovere, incoraggiare e
guidare la riflessione teologica sui temi riguardanti il dialogo" (Ib.,
8).
In particolare,
va evitato ogni sincretismo ed ogni relativismo religioso. Essi segnerebbero la
fine di ogni vero dialogo alla luce delle verità irrinunciabili della
fede cristiana. Un altro pericolo è quello dell'orizzontalismo. "Se
il dialogo interreligioso, rileva lo stesso Porporato, può incominciare
dalla dimensione orizzontale - la ricerca congiunta della giustizia, della
pace, dell'armonia e dei valori sociali - esso deve soprattutto puntare sulla
dimensione verticale: la ricerca di Dio, la ricerca della verità
religiosa, lo sforzo di una maggiore apertura all'azione divina" (Ib.).
Il dialogo
interreligioso può, e deve, tradursi in una fattiva collaborazione a
favore dell'uomo e della società. I campi indicati dai Padri sinodali
sono sapratutto quelli della giustizia, della pace, della libertà, della
difesa della vita e della dignità dell'uomo, della fratellanza e del
rispetto inalienabile della libertà religiosa e di coscienza.
|