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Una
Chiesa-lievito della società
Il mondo di
oggi è segnato da una cultura immanentistica chiusa al soprannaturale,
da cui scaturisce una progressiva indifferenza religiosa, che non lascia di
avere il suo influsso negativo tra gli stessi cristiani, molti dei quali
corrono il rischio di perdere il senso escatologico e trascendente della vita.
Un forte orizzontalismo culturale, che sembra allargarsi a macchia d'olio nella
società di oggi, può portarli ad affievolire il senso verticale
della loro vita di fede, e, di conseguenza, a dimenticare quelle
"realtà ultime" che dovrebbero illuminare tutta la loro
esistenza terrena.
Un altro
elemento posto in rilievo dai Padri sinodali nella loro acuta analisi della
società attuale, è quello che riguarda le intollerabili
situazioni di ingiustizia in cui versano ancora tanti milioni di esseri umani.
È scandaloso, ad esempio, che l'80% della popolazione nel mondo viva con
il 20% delle sue risorse, ed un miliardo e duecento milioni di uomini siano
costretti a "vivere" con meno di un dollaro al giorno (Cfr Synodus
Episcoporum, Nuntius, n. 10).
Questa
situazione interpella fortemente la Chiesa del terzo millennio. Occorre
evangelizzare la cultura e le culture del nostro tempo. Non è certamente
un compito facile. Anzi. Si tratta di un compito "gigantesco", come
ha osservato il Card. Paul Poupard, Presidente del Pontificio Consiglio della
Cultura (Ib., 6, 5). Ciò, infatti, significa "spegnere i
focolai della contro-cultura della morte, e creare con tutti gli uomini di
buona volontà la civiltà dell'amore dove gli uomini di tutte le
culture sapranno vivere come fratelli, se noi l'aiuteremo a riscoprirsi in
Gesù Cristo Figlio di Dio-Amore, Padre di tutti gli uomini" (Ib.);
significa fecondare, dal di dentro, la cultura e le culture immanenti, chiuse
in se stesse, con lo spirito del Vangelo, aprendole al trascendente.
Davanti poi
alle inammissibili ingiustizie di cui sono vittime tanti nostri fratelli, la
Chiesa si propone di impegnarsi a contribuire, con la forza del Vangelo, a
mettere fine a tali situazioni che offendono la dignità della persona
umana. Nel Messaggio finale del Sinodo, i Padri sinodali sono espliciti e
categorici al riguardo: "Si impone, essi dicono, un cambiamento di ordine
morale: la dottrina sociale della Chiesa assume ogni un'importanza che non
può essere esagerata. Noi Vescovi ci impegniamo a farla conoscere meglio
nelle nostre Chiese particolari" (Nuntius, n. 10). Nella dottrina
sociale della Chiesa, infatti, si trovano tutti i principi che, se ben
applicati, garantiscono una vera giustizia sociale.
Evangelizzando
le culture e lottando per la giustizia sociale, la Chiesa dà il suo
prezioso contributo ad una progressiva trasformazione della società,
rendendola sempre più giusta, più umana e, perciò stesso,
sempre più cristiana. E facendo ciò, la Chiesa diventa il lievito
della società. Questo è, in fondo, il senso della sua
missione a servizio dell'uomo, della sua salvezza integrale, della sua
liberazione totale.
Nell'assolvere
a questo suo compito, la Chiesa può contare sulla collaborazione dei
laici. Essa è insostituibile. L'evangelizzazione delle culture e di
tutte le altre realtà umane, sarebbe, senza di essi, quanto mai
difficile. Occorre, pertanto, che ci siano nella Chiesa dei cristiani laici
adulti nella fede, capaci d'impegnarsi seriamene nel servizio apostolico e
sociale, nella promozione integrale dell'uomo e nella costruzione di una nuova
civiltà: quella dell'amore.
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