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José Saraiva Martins
Chiesa all'alba del terzo Millennio

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  • Una Chiesa-comunione
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Una Chiesa-comunione

La Chiesa di Cristo è, anzitutto, per sua natura, una "koinonia". Il termine comunione con i suoi sinonimi è stato, senza dubbio, uno dei più sentiti nell'Aula sinodale. Così facendo, i Padri non hanno fatto altro, in realtà, che riprendere, sottolineandolo con vigore, uno dei pensieri-chiave della Novo Millennio ineunte. In questo documento profetico e programmatico, infatti, il Papa Giovanni Paolo II ricorda che la comunione "incarna e manifesta l'essenza stessa del mistero della Chiesa" (NMI, 42), e che, pertanto, "fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione è la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia" (Ib., 43).

All'origine della comunione ecclesiale sta la stessa comunione trinitaria, di cui quella altro non è che l'espressione visibile, il sacramento, la trasparenza. La Chiesa deve, quindi, per essere fedele a se stessa, essere e presentarsi all'uomo di oggi come una immagine viva della Trinità, ossia come "popolo di Dio radunato nell'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" (san Cipriano, La preghiera del Signore, 23: PL, 4, 553; Cfr LG, 4).

La natura comunionale della Chiesa va vissuta ed espressa a tutti i livelli della sua vita e della sua molteplice attività salvifica. Ciò comporta, però, che tutti i suoi membri siano una cosa sola nell'amore, che tutti siano coscienti che la carità è il "cuore" della Chiesa, per usare la bella ed incisiva espressione di santa Teresina di Lisieux. "Capì, ella dice, che la Chiesa aveva un Cuore. Capì che l'amore richiudeva tutte le vocazioni, che l'amore era tutto" (Opere complete, Città del Vaticano 1977, 223; Cfr NMI, 42).

Per vivere e rafforzare questo spirito di comunione, occorre, come hanno ricordato a varie riprese i Padri sinodali, che esistano nella Chiesa, e nelle Chiese, dei rapporti di comunicazione, di servizio, di corresponsabilità e di partecipazione. Oltre, ovviamente, a quelli già esistenti, come le Conferenze Episcopali e i vari Consigli diocesani e parrocchiali. Occorre, perciò, promuovere e vivere un'autentica cultura della reciprocità, come si esprimeva qualche Padre sinodale; riconoscere e valorizzare la varietà dei carismi, delle vocazioni e delle responsabilità, in modo che tutto converga verso l'unità e l'arricchisca (Cfr 1 Cor, 12); programmare ed attuare una azione pastorale unitaria e differenziata; instaurare un corretto rapporto di coordinamento e di una retta integrazione tra la comunità parrocchiale e i diversi movimenti ecclesiali ivi esistenti.

Non va dimenticato, però, che tutte le strutture e strumenti, se non fossero animati e vivificati da una profonda spiritualità di comunione, servirebbero a ben poco: "diventerebbero apparati senz'anima, maschere di comunione più che sue vie di espressione e di crescita" (NMI, 43). È, infatti, questa spiritualità che "conferisce un'anima al dato istituzionale" (Ib., 45). Occorre, dunque, è stato rilevato nel Sinodo, promuovere a tutti i livelli tale spiritualità. Essa deve costituire uno dei principi fondamentali da tenere in conto nella formazione delle varie componenti della Chiesa: sacerdoti, consacrati, laici, operatori pastorali, famiglie e comunità.

La comunione ecclesiale, intesa alla luce dalla tradizione della Chiesa e vissuta secondo lo spirito del Vangelo, non intacca, dunque, in alcun modo, la struttura gerarchica della Chiesa, voluta dallo stesso Cristo, e, quindi, sacra, immutabile. Al contrario, la rafforza. Essa porterà, inoltre, i Vescovi, senza rinunciare al loro insostituibile e autorevole ruolo di Pastori, posti dallo Spirito Santo a reggere la sua Chiesa, ad un più ampio ascolto del Popolo di Dio. È quanto ricorda l'attuale Sommo Pontefice nella NMI, quando afferma che, "se la saggezza giuridica ponendo precise regole alla partecipazione, manifesta la struttura gerarchica della Chiesa e scongiura tentazioni di arbitrio e pretese ingiustificate, la spiritualità della comunione conferisce un'anima al dato istituzionale" (Ib.). Pensiero, questo, ribadito anche da non pochi membri dell'assise sinodale.




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