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| José Saraiva Martins Chiesa all'alba del terzo Millennio IntraText CT - Lettura del testo |
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Una Chiesa-missione La Chiesa-koinonia è la Chiesa-missione. L'annuncio della Buona Novella non è un optional per la Chiesa di Cristo. Proclamare il Vangelo, è stato detto e ripetuto in mille modi, è la sua vocazione, la sua identità più profonda, la sua stessa ragione d'essere. Quella di Cristo è una Chiesa in cammino, in continua tensione missionaria, apostolica, evangelizzatrice. Chiesa e missione, in fondo, s'identificano. Perciò, in qualunque contesto socio-culturale si trovi a svolgere la su attività salvifica, essa è sempre la Chiesa "per sua natura missionaria" (AG, 2). Il termine "missione" non va, pertanto, applicato solo, alla luce del Concilio, alla "missio ad gentes", ma altresì a quella svolta nei territori di antica tradizione cristiana. Anche questi, purtroppo, sono spesso terre di missione. I "pagani" o non credenti, almeno nella pratica, li abbiamo tra noi, nella società sempre più scristianizzata in cui viviamo. L'ateismo pratico e l'indifferenza religiosa si diffondono a macchia d'olio in essa. La nostra è, quindi, una società che ha bisogno di essere evangelizzata. L'annuncio del Vangelo non può, però, limitarsi alla promozione dei cosiddetti "valori del regno", come la giustizia, la libertà, la fraternità e la pace. Essi fanno parte dell'annuncio integrale del lieto annuncio. Ma ciò non è sufficiente, "se non si proclama che Cristo è l'unico mediatore tra Dio e gli uomini" (RMs, 17), l'unico Redentore del mondo. Cristo morto e risorto deve essere, dunque, sempre al centro della missione della Chiesa. L'oggetto di essa non è, infatti, la proclamazione di un elenco più o meno lungo di verità, bensì di una Persona, quella di Cristo. Questa dimensione essenzialmente cristologica della missione è stata sottolineata a varie riprese dai Padre sinodali sia nelle assemblee plenarie sia nei gruppi di lavoro. La proclamazione del Vangelo va fatta con autentica passione. Nell'Aula sinodale si sono sentite, in proposito, delle affermazioni quanto mai chiare e categoriche, come: la verità del Vangelo "deve essere proclamata con coraggio e chiarezza", il ministero episcopale "va esercitato con entusiasmo totale e generoso, uscendo a pescare in mare aperto". Affermazioni, queste, che non fanno che riassumere l'insegnamento del Papa al riguardo. Infatti, rivolgendosi ai vescovi venuti a Roma per celebrare il Giubileo, il Papa aveva parlato della necessità di ritrovare "l'entusiasmo pentecostale dell'annuncio" e di non dimenticare che "l'annuncio del Vangelo à l'atto di amore più alto nei riguardi dell'uomo, della sua libertà e della sua sete di felicità" (in L'Osservatore Romamo, 8 ottobre 2000). I Padri sinodali hanno rammentato, infine, il ruolo sempre più importante dei mass media nell'opera della nuova evangelizzazione. La Chiesa, che vive nel tempo e nella storia, incarnata nell'odierna società, non può prescinderne nello svolgimento della sua missione. Essi sono, infatti, come ha detto Paolo VI, "una versione moderna ed efficace del pulpito" (EN, 45), e, quindi, vanno usati come altrettanti potenti mezzi di evangelizzazione del mondo di oggi.
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