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| José Saraiva Martins Chiesa all'alba del terzo Millennio IntraText CT - Lettura del testo |
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Una Chiesa "Casa della santità" Una delle linee portanti del pontificato di Giovanni Paolo II à stata, sin dall'inizio, la valorizzazione della santità, che costituisce una delle note costitutive della Chiesa di Cristo. La ricca fioritura di beatificazioni e di canonizzazioni cui abbiamo assistito negli ultimi due decenni, va vista proprio in questo stupendo contesto ecclesiale. Sulla scia del pensiero del Santo Padre, sono stati molti i Padri sinodali che si sono occupati del tema della santità nella Chiesa. In numerosi interventi, è stata ribadita l'assoluta necessità che la santità sia posta al centro di tutta la molteplice attività dei Pastori. La loro azione pastorale non sarebbe, infatti, efficace se non fosse accompagnata dalla loro santità. É questa che renderà feconda quella. La santità è il linguaggio proprio della Chiesa, a cui non potrà mai rinunciare, senza essere infedele a Colui che è la santità del Padre incarnata, fattasi tempo e storia; senza lasciare di essere, in contraddizione con se stessa, la "sposa senza macchia e senza rughe" del suo Signore; senza lasciare di essere, tra gli uomini, il riflesso, la trasparenza di quella "luce delle genti" che è Cristo (cf LG, 1); senza correre il rischio che la sua dottrina religiosa e morale sia confusa con una ideologia puramente umana. La Chiesa, come Comunità di fede, di speranza e di amore, è chiamata ad essere la "Chiesa del grembiule", dell'azione, del servizio all'uomo, ma è chiamata altresì, ad essere, nel contempo, la Chiesa della preghiera, del silenzio, della contemplazione del volto di Cristo, prima di annunciarlo. E in una Chiesa chiamata per vocazione alla santità, il primo compito dei Pastori non può non essere quello di additare la santità ai fedeli che sono stati loro affidati e di impostare su di essa tutta la propria attività pastorale. Lo aveva detto il Papa: "non esito a dire che la prospettiva in cui deve porsi tutto il cammino pastorale è quella della santità" (NMI, 30). Lo hanno ripetuto in molti modi i Padri sinodali. Ma l'appello più credibile, e, quindi, più convincente, che un Pastore può rivolgere ai suoi fedeli, è, senza dubbio, quello di una autentica testimonianza personale di santità. Santità che egli è chiamato ad acquisire, non accanto, ma attraverso il suo ministero pastorale. Questo, infatti, non è, per lui, un ostacolo alla propria santificazione, ma, al contrario, la sua via specifica per raggiungerla. È quanto il Santo Padre ha messo in luce con particolare vigore ricevendo i Vescovi nominati nell'anno in corso: "Il successo del nostro ministero pastorale non può essere misurato in termini di organizzazione burocratica o di dati statistici: la santità ha altri criteri di misura. (...) La santità personale è la condizione per la fruttuosità del nostro ministero come Vescovi della Chiesa" (Udienza ai Vescovi 5.07.2001). Nella carità pastorale egli troverà il punto unificante tra la sua vita interiore e di preghiera e le crescenti esigenze della nuova evangelizzazione nel complesso contesto socio-culturale dell'odierna società. In particolare, il Vescovo è l'icona di Cristo Buon Pastore, che riassume in sé la verità, l'amore ed il totale dono di sé per il suo gregge. Il suo è, insomma, come quello di Cristo, un amoris officium, per usare l'espressione del vescovo di Ippona (Tract. 123 in Ioan.: PL, 35, 1967), e, quindi, anche un sanctitatis officium. L'amore a Cristo e ai fratelli è, infatti, l'altro nome della santità.
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