Jacopo da Lentini
Poesie

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IV

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IV

Amor non vole ch'io clami

merze[de] c'onn'omo clama,

né ch[e] io m'avanti c'ami,

c'ogn'omo s'avanta c'ama;

che lo servire c'onn'omo                               5

sape fare nonn-à nomo,

e no è in pregio di laudare

quello che sape ciascuno:

a voi, bella, tal[e] dono

non vorria apresentare.                               10

 

Per zo l'amore mi 'nsegna

ch'io non guardi a l'antra gente,

non vuol ch'io resembli a scigna

c'ogni viso tene mente;

[e] per zo, [ma]donna mia,     15

a voi non dimanderia

merze[de]pïetanza,

che tanti son li amatori

ch'este 'scita di savori

merze[de] per troppa usanza. 20

 

Ogni gioia ch'è più rara

tenut'è più prezïosa,

ancora che non sia cara

de l'altr'è più grazïosa;

ca s'este orïentale                                       25

lo zafiro asai più vale,

ed à meno di vertute:

e per zo ne le merzede

lo mio core non v'accede,

perché l'uso l'à 'nvilute.                               30

 

'Nviluto li scolosmini

di quel tempo ricordato,

ch'erano sì gai e fini,

nulla gioi nonn-è trovato.

lle merzé siano strette,                             35

nulla parte non sian dette

perché paian gioie nove;

nulla parte sian trovate

né dagli amador chiamate

infin che compie anni nove.                         40

 

Senza merze[de] potete

saver, bella, 'l meo disio,

c'assai meglio mi vedete

ch'io medesmo non mi veo;

e però s'a voi paresse                                 45

altro ch'esser non dovesse

per lo vostro amore avere,

unque gioi non ci perdiate.

Cusì volete amistate?

Inanzi voria morire.                                    50

 

 


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