Jacopo da Lentini
Poesie

Rim

XIII

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XIII

 

S'io doglio no è meraviglia

e s'io sospiro e lamento:

amor lontano mi piglia

dogliosa pena ch'eo sento,

membrando c'eo sia diviso                           5

di veder[e] lo bel viso

per cui peno e sto 'n tormento.

 

Allegranza lo vedere

mi donava proximano,

lo contrario deggio avere                            10

ch'eo ne son fatto lontano.

S'eo veggendo avea allegranza,

or no la veggio ò pesanza

mi distringe e tene mano.

 

Lo meo core eo l'aio lassato                       15

a la dolze donna mia:

dogliomi ch'eo so' allungiato

da sì dolze compagnia;

co·madonna sta lo core,

che de lo meo petto è fore,                         20

e dimora in sua bailia.

 

Dogliomi e adiro sovente

de lo core che dimora

con madonna mia avenente,

in sì gran bona-ventura:                              25

odio e invidio tale affare,

che con lei non posso stare

veder la sua figura.

 

Sovente mi doglio e adiro,

fuggir mi fanno allegrezze;                           30

tuttavia raguardo e miro

le suoe adornate fattezze,

lo bel viso e l'ornamento

e lo dolze parlamento,

occhi, ahi, vaghi e bronde trezze.                35

 


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