Jacopo da Lentini
Poesie

Rim

XVII

PrecedenteSuccessivo
Link alle concordanze:  Normali In evidenza

I link alle concordanze si evidenziano comunque al passaggio

XVII

(discordo)

 

Dal core mi vene

che gli occhi mi tene rosata:

spesso m'adivene

che la cera ò bene bagnata,

quando mi sovene                                        5

di mia bona spene c'ò data

 

in voi, amorosa,

benaventurosa.

Però, se m'amate,

già non vi 'ngannate neiente,                        10

ca pur aspetando,

in voi 'magginando,

l'amor c'aggio in voi

lo cor mi distrui, avenente;

ca·ss'io non temesse                                   15

c'a voi dispiacesse,

ben m'aucideria,

e non viverï'a tormenti.

 

Ca pur penare

è disïare,                                                    20

già mai non fare

mia diletanza:

la rimembranza

di voi, aulente cosa,

gli ochi m'arosa                                          25

d'un' aigua d'amore.

 

Or potess'eo,

o amore meo,

come romeo

venire ascoso,                                            30

e disïoso

con voi mi vedesse,

non mi partisse

dal vostro dolzore.

Dal vostro lato                                           35

[…] allungato,

be·ll'ò provato

mal che non salda:

Tristano Isalda

non amauforte;                                       40

ben mi par morte

non vedervi fiore.

 

Vostro valore

c'adorna ed invia

donne e donzelle,                                       45

l'avisaturi

di voi, donna mia,

son gli ochi belli:

pens'a tutore

quando vi vedia                                          50

con gioi novelli.

 

«Hoi tu, meo core,

perché non ti more?

Rispondi, che fai?

perché […] doli così? 55

«Non ti rispondo,

ma ben ti confondo

se tosto non vai

ove voli con mi:

la fresca cera                                             60

tempesta e dispera;

in pensiero m'ài

miso e 'n cordoglio per ti».

 

Così, bella, si favella

lo mi' cor conmeco:                                    65

di persona no·m ragiona,

parlodico.

curale e naturale

di voi amor mi piace,

c'ogni vista mi par trista                              70

c'altra donna face:

ca·ss'io veglio o sonno piglio,

lo mio cor no 'nsonna,

sen[n]o sc[h]ietto sì m'à stretto

pur di voi, madonna.                                  75

 

Sì m'è dura [e] scura figura

di quantonqu'eo veo:

gli occhi avere e vedere e volere

altro non disio;

trecce sciolte ni avolte ni adolte,                 80

brunabianca

[…]

[…-anca].

Gioi complita norita, mi 'nvita:

voi siete più fina,                                        85

che s'io faccio sollaccio ch'io piaccio,

vostro amor mi mina

 

dotrina, e benvolenza.

La vostra benvolenza

mi dona canoscenza                                   90

di servire a chiasenza

quella che più m'agenza,

e aggio ritemenza

per troppa sovenenza.

 

E no·m porta amor che [s]porta 95

e tira a ogne freno;

e non corre, sì che scorre,

peramore fino.

Ben verria, e non lasseria

per nulla lëanza,                                       100

s'io sapesse ch'io morisse,

sì mi stringe amanza.

Tutto credo, e non discredo,

che la mia venuta

dea placere ed alegrire                             105

de la […] veduta.

 

Ma sempre-mai non sento

vostro comandamento,

non ò confortamento

del vostro avenimento;                             110

ch'io ristò e non canto

c'a voi piaccia tanto,

e mandovi infratanto

saluti e dolze pianto;

[e] piango per usaggio, 115

già mai non rideraggio

mentre non vederaggio

lo vostro bel visaggio.

Ragione aggio,

ed altro non faraggio,                               120

poraggio,

tal è lo mi' coraggio.

 

C'altre parole

no vole,

ma dole                                                   125

de li parlamenti

de la genti:

 

non consenti

che parli né che dolenti,

e aggio veduta                                          130

perlasciare

la tenuta

de lo meo dolce penzare.

 

como noi

che somo d'un cor dui,                             135

ed or[a] plui

ched ancora non fui,

di voi, bel viso,

sono priso

e conquiso;                                              140

che fra dormentare

mi fa levare

e intrare

in sì gran foco

ca per poco                                             145

non m'aucido

de lo strido

ch'io ne gitto,

[…-etto]                                        

[…-ete]                                                    150

ch'io non vegna ove siete,

rimembrando,

bella, quando

con voi mi vedea

sollazzando                                              155

ed istando

in gioi, sì com' far solea.

 

Per quant'aggio di gioia

tant'aggio mala noia:

la mia vita è croia                                     160

sanza voi vedendo.

Cantando […] aivo

or vivo pur pensivo

e tutta gente ischivo,

sì ch'io vo fuggendo,                                 165

pur cherendo ond'io m'asconda:

onde lo core m'abonda

e [per] gli occhi fuori gronda,

[e] sì dolcemente fonda

com' lo fino oro che fonda.                       170

 

Ormai risponda mandatemi a dire,

voi che martiri per me sofferite:

ben vi dovrete infra lo cor dolire

de' mie' martire, se vi sovenite

come sete lontana,                                   175

sovrana de lo core prossimana.

 


PrecedenteSuccessivo
Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (VA1) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2009. Content in this page is licensed under a Creative Commons License