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| Matteo Bandello Le tre Parche IntraText CT - Lettura del testo |
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IL BANDELLO AL MOLTO ILLUSTRE SIGNORE IL SIGNOR CONTE GUIDO RANGONE, CAVALIERO DE L'ORDINE DI SANTO MICHELE
Nacque questi dí a l'illustrissimo signor Cesare Fregoso ed a l'illustrissima signora Gostanza sua moglie e vostra sorella uno figliuolo, del quale si spera che non debbia punto tralignare dal valore, grandezza e cortesia de li suoi avoli, cosí Fregosi come Rangoni, li quali sempre in ogni sorte di gloria sono stati famosissimi. Onde, avendo di lui le tre Parche per la mia penna pronosticato ciò che verisimilemente sará, essendo egli uscito di tale legnaggio, essa pronosticazione, in tre capitoli da me ridotta, a voi mando, e al nome vostro dono e dedico, come a quello che oltra la gloria militare è ancora di molte scienze ornato, e che le mie ciance ha molte volte istimate essere qualche cosa. Degnerete adunque per cortesia vostra a questi miei versi dare luoco nel vostro Museo, ove tutto il dí, dopo li grandissimi maneggi che per le mani vi passano, vi solete riposare a voi vivendo ed a le Muse. Doni nostro signore Dio che tutto ciò che voi desiderate venga ad effetto. Ed a voi inchinevolemente mi raccomando. State sano. Da Verona a li XV di Genaro del MDXXXI.
LE TRE PARCHE DEL BANDELLO
Ditelo, Muse, il parto glorïoso del felice fanciul cui 'l padre arride, futura gloria al gran nome Fregoso. Voi prime foste che cortesi e fide in grembo il raccoglieste quando nacque e questa luce faustamente vide. A voi di molle baccare no' spiacque la bella fronte cingerli soave- mente, e lavarlo d'Ippocrene in l'acque. Con voi Lucina fu, né le fu grave sparger salubri unguenti attorno attorno, acciò che 'l parto doglia non aggrave. E di Cipro su 'l carro aurato e adorno venne la bella madre di Cupído, spirando ambrosia e sacri odori intorno. L'alme tre Grazie il casto letto e fido cinser di gigli, di vïole e croco, e fêr di rose un odorato nido. L'Adige chiaro corse, e 'n ogni luoco rivestí Flora i colli e le campagne, e Garda cominciò far novo gioco. Del gran Catullo, dove Sirmio piagne e 'l chiar Benaco abbraccia, udissi l'ombra gridar: - O dotta patria, a che ti lagne? L'alto tuo duol da te lieta disgombra, ché nato è quel ch'i tuoi antichi onori rinova e di maggior accresce e ingombra. - Le vaghe ninfe quanti mai fur fiori givan spargendo, tal che 'l luoco allora spirava di Sabei li cari odori. Ed ecco in un momento venner fòra da la casa di Giove quelle antiche sorelle sí temute al mondo ogni ora. Avean d'ogni uomo a i fusi le fatiche, amare e dolci come gira il cielo, ch'a l'uno sian contrarie, a l'altro amiche. Sembrava il lor vestir un schietto velo candido tutto, e l'arboscel di Giove de le teste copriva il vecchio pelo. Queste filando bianche fila e nove del vital stame del fanciul beato ch'ornerá 'l mondo di tant'alte prove, a quel si fêr vicine, sendo nato, e li baciâr la guancia e 'l picciol viso, tratte dal suo divin propizio fato. Indi la rocca Cloto con un riso si pose al fianco, e 'l fuso a giro a giro torcea, vicino al ben dal mal diviso. Lachesi il filo senz'alcun sospiro traendo ugual e candido, dicea: - Eterna fama e chiara gloria i' tiro. - Atropo lieta col fanciul ridea, dicendo: - Dopo molti e molti lustri il fil non troncherò maligna e rea. - La ricca culla candidi ligustri, licne, narcisi e immortali amaranti coprian con mille vaghi fior illustri.
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