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Giuseppe Gioachino Belli
Sonetti romaneschi

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725. Er Zanto re Ddàvide

 

Chi vvò ssapé er re Ddàvide chi ffu,
fu er Casamia1 der tempo de Novè,2
che pparlava co Ddio a ttu pper tu,
e bbeveva ppiú vvino che ccaffè.

 

Chi ppoi cuarcantra cosa ssapé,
vadi a ssentí la predica ar Gesú,3
e imparerà che pprima d’èsse re
era un carciofolà4 dder re Esaú.5

 

E a cchi nun basta de sapé ssin qui,
e cquarcantra cosetta imparà,
legghi la Bbibbia, si la ccapí;

 

e imparerà ch’er re ccarciofolà
dar zàbbito inzinentar venardí
je piasceva un tantino de fregà.

 

Roma, 11 gennaio 1833

 




1 Il Casamia, nome di un astrologo, e insieme di un di lui almanacco, regolatore de’ romani pronostici.

2 Noè.

3 Nella chiesa del Gesù i fratelli del Loiola spiegano ogni domenica dopo vespro la Sacra Bibbia.

4 I carciofolà sono cantori e suonatori d’arpa, specie di bardi girovaghi, nativi per lo più degli Abruzzi, così chiamati dalla stessa parola che un tempo terminava, quasi intercalare, le loro stroffe d’amore. Oggi sonosi alquanto più raffinati. Suonano anche il violino, che sostengono avanti il ventre, col manico in su, e la parte sonora in giú.

5 Saul.

 

 






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