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474. Er diavolo
Un
giorno Rugantino1 der casotto,2
liticanno un goccetto3 co la mojje
pe vvia de scerte bbuggere de vojje,
perze4 la fremma e jje gonfiò5 un
cazzotto.
«Diavolo
porta via sto galeotto
che mme sfraggella indove cojje cojje»,
strillò Rrosetta:6 e, tràcchete,7 se
ssciojje
un lampo, e scappa er diavolo de sotto.
Cquà
Rrugantino, appena c’uscì ffora,
je disse: «Avete mojje voi, sor diavolo?».
E er diavolo arispose: «Nonzignora».8
Ma
ddannoje un’occhiata ar capitello,9
repricò ll’antro: «Nonzignora un cavolo!
Cuesta nun è ccapoccia da zitello».
Roma, 22 novembre 1832 - Der medemo
1 Personaggio
rappresentante il romanesco. Il suo carattere è però quello della presunzione
mista alla viltà, e ciò in fatto di contese che va sempre accattando.
2 Piccolo teatrino ambulante, i di cui fantocci muovonsi
per di sotto da una mano introdotta in una specie di veste ch’essi hanno in
luogo di gambe. L’indice della mano penetra per via d’un fòro nel capo, e il
medio e il pollice nelle due braccia, e così agitati fannosi i fantocci apparire
al casotto come affacciati ad un parapetto.
3 Alquanto.
4 Perdé.
5 Scaricò.
6 Altro personaggio solito ecc.
7 Suono imitante il romore di una porta o checché altro
che si scuota o subitamente apparisca.
8 Nonsignore, ma i
Romaneschi ed anche molti Romani dicono nonsignora e sissignora
anche ai maschi.
9 Testa.
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