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| Giulio Rospigliosi Il palazzo incantato IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena IX
Doue mi spingi, Amor[e], doue, ohimè, doue? Senza sperar' mercé Seguir', chi non più suo Ad altri consacrò l'alma, e la fé? Lasserò dunque in lacci de martíri Stringere il piè d'aspre ritorte, e nuoue? Doue mi spingi, Amor', doue, ohimè, doue? Che mal gradito ad altri ei splenda sì? Potrà il mio cor tentar' uie mal sicure, Né dal preso camin' pur si rimuoue? Doue mi spingi, Amor', doue, ahi doue? Per Cui piangendo, e sospirando in uano, Per Cui, che contro me fatto inhumano, Altri nodi, altre faci in seno accoglie? E la fiamma d'Amor' diuenga un ghiaccio. Ma ecco l'infedel'! E può securo Darsi al riposo un, ch'ad altrui lo toglie? Sù, sù, pensieri, alla uendetta, all'armi! Ecco, mentr'ei non sente, Ch'è di pietade indegno un petto infido. E non ritroui fé, chi m'ha tradito. Più non m'alletta, e già men uaga in lui [595] Sù, sù, pensieri, alla uendetta, all'armi! Che fo? qual mi trasporta impeto ardente? Ah spietata, che fai? Ma s'ei mi disprezzò, s'ei mi tradì, Taci, mia lingua, in così cieco affanno, Che di colui, ch'ogni mio spirto auuiua, E s'egli fu incostante, A sua colpa non già, ma sol s'ascriua L'incostanza di lui Alla beltade altrui. Di Bradamante indegni! Chi di schernirti è uago, E il pensier' uolgi alla conocchia, e all'Ago. Chi l'amor' disprezzò proui il furore, Proui il rigor' d'un disperato affetto, Proui, che d'oltraggiare inuan' si spera Anzi uogl'io, per trionfarne a pieno, Con la mia no, ma con la propria spada. Sù, sù, pensieri, alla uendetta, all'armi! La destra, o Bradamante? Occidi, o cruda, il uilipeso Amante. Tua ferità nel mio morir' si adempia. Che mora meco un, ch'è cagion', ch'io mora. E stabile uedrai nel seno esangue La mia candida fede in mezzo al sangue. Foglia, che cade inaridita al suolo, Onda, che tra li scogli il uento fiede, [597] Piuma, ch'è spinta ad ogni soffio, e uolo, Aura, che intorno aggira i passi erranti, Son di tua lieue fé meno incostanti. D'hauer' tradito una Donzella altero. Ho core anch'io, che sa sprezzar la uita, Anzi, cor più non ho, ché tu l'hai tolto. Forse ritieni il ferro, e uoi, che solo Con più lento morir' m'uccida il duolo? E tu scioglier' potesti, Ohimè, quel nodo, onde già fusti auuinto? Per più non rimirar' l'odiata Imago. N'andrò dal tuo rigore in preda al duolo; Anzi, perché sia pago N'andrò, cruda, a morire. [598] Pongasi in bando ogn'amoroso affetto: Odio, sdegno, furor' m'ingombri il petto.
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