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Scelta dei docenti
Sia dunque questa la prima cura, che nei
seminari o accademie si impartisca l'insegnamento delle divine Lettere così
come lo richiedono e l'importanza della materia stessa e la necessità dei
tempi. A questo fine, nessun'altra cosa deve stare più a cuore della prudente
scelta dei docenti: a questo ufficio, infatti, non si tratta di assumere
qualcuno tra i molti, ma uomini tali, che un grande amore e una diuturna
consuetudine con la Bibbia e un'adeguata dottrina raccomandino, all'altezza
cioè di tale ufficio. Né meno tempestivamente bisogna considerare chi debba in
seguito loro succedere. Gioverà perciò, ove lo si possa, che, tra gli alunni di
ottime speranze, ve ne siano alcuni i quali, espletato lodevolmente il corso di
teologia, si consacrino totalmente al Libri divini, e venga loro data la
possibilità di dedicarsi per un certo tempo ad uno studio più profondo di essi.
E così una volta scelti e formati, in qualità di dottori assumano con sicurezza
l'ufficio loro affidato; e affinché in esso si trovino ottimamente e ne
traggano convenienti frutti, vogliamo impartir loro più ampi ammaestramenti.
Curino pertanto di preparare le menti dei
discepoli, fin dal principio degli studi, in modo da formare e coltivare in
essi con grande diligenza una mentalità atta, in pari tempo, e a difendere i
Libri divini e a cogliere il senso di essi. A questo mira il cosiddetto
trattato di introduzione biblica, nel quale il discepolo trova un
opportuno sussidio per dimostrare l'integrità e l'autorità della Bibbia, per
investigare e trovarne il senso genuino, per impossessarsi delle obiezioni
cavillose e stroncarle alla radice. Di quanta importanza sia l'aver fin
dall'inizio trattato di queste cose ordinatamente e appositamente, col sussidio
e l'aiuto della teologia, è appena necessario dirlo, dal momento che tutta la
restante trattazione della Scrittura si appoggia di continuo su questi
fondamenti e viene illuminata da questi principi chiarificatori.
L'opera quindi del precettore deve volgersi
con molto zelo alla parte più fruttuosa di questa scienza e cioè a quella
dell'interpretazione, affinché i discepoli siano ammaestrati nel modo di
volgere le ricchezze della parola divina al progresso della religione e della
pietà. Comprendiamo certamente l'impossibilità di esporre tutta la Scrittura
nelle scuole, sia per la vastità della materia che per mancanza di tempo.
Tuttavia, poiché è necessario seguire una via sicura per ottenere una fruttuosa
interpretazione, sappia il saggio maestro evitare l'uno e l'altro
inconveniente: sia quello di coloro che appena possono gustare di passaggio
qualcosa dei singoli libri, sia quello di coloro che si fermano oltre il
conveniente su una determinata parte di un libro solo. Se infatti in molte
scuole non si potrà ottenere ciò che si ottiene nelle accademie maggiori, e
cioè che venga esposto l'uno o l'altro libro con una certa continuità e
abbondanza, bisogna però curare in ogni modo che le parti dei libri scelte per
l'interpretazione abbiano una trattazione convenientemente completa, di modo
che i discepoli incitati e ben ammaestrati da questo saggio, studino poi da se
stessi le altre parti e vi provino gusto in ogni momento della loro vita. Il
docente, inoltre, attenendosi alla costante tradizione del passato, adotterà
come esemplare la versione Volgata, che il concilio Tridentino decretò doversi
ritenere "autentica sia nelle pubbliche lezioni, come nelle dispute,
predicazioni ed esposizioni", e che anche la costante consuetudine
della chiesa raccomanda. Dovrà tuttavia tenere anche nel debito conto le altre
versioni, che la cristianità antica elogiò e di cui si servì, e specialmente i
codici primitivi. Quantunque, infatti, per ciò che riguarda l'essenziale, le
parole della Volgata rendano bene il senso dell'ebraico e del greco, tuttavia
se un qualche punto riuscisse un po' oscuro o fosse stato tradotto meno
accuratamente, gioverà, come avverte sant'Agostino, "l'esame accurato
della lingua originale". E' evidente, del resto, quanta perizia e
accuratezza occorra in questo, essendo infatti "compito del
commentatore non esporre idee personali, ma quelle dell'autore che sta
interpretando".
Dopo aver soppesato, ove sia necessario, con
ogni industria la lezione, si passerà ad esaminare e a esporre i sensi. Primo
consiglio è che si osservino le prescrizioni comunemente approvate per
l'interpretazione e con cura tanto più sollecita quanto più gli avversari si
mostrano tenaci nel tener desta la contesa. E perciò allo studio per soppesare
quale sia il valore delle parole in se stesse, cosa significhi la
concatenazione delle varie realtà, la somiglianza dei luoghi e le altre
considerazioni simili, si aggiunga ancora la delucidazione di elementi esterni
risultante da una conveniente erudizione. Si badi però a non dedicare a
siffatte questioni più tempo e fatica, che non per conoscere più a fondo i
Libri divini, e non avvenga che le molte e affastellate cognizioni siano alle
menti dei giovani più di ostacolo anziché di aiuto.
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