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Scrittura e teologia
Da questo punto, sicuro sarà il passaggio
all'uso della divina Scrittura in teologia. Occorre a questo proposito tenere
presente che, oltre alle altre cause di difficoltà che per lo più s'incontrano
nell'interpretazione di qualsiasi libro antico, qui se ne aggiungono alcune
proprie dei Libri sacri. Trattandosi infatti di libri il cui autore è lo
Spirito Santo, molte cose vi sono in essi che superano di gran lunga la forza e
l'acume della ragione umana, i divini misteri cioè, e molte altre cose
contenute insieme con questi, e per di più talvolta con un senso ben più ampio
e recondito di quanto non sembri esprimere la parola o indicare le leggi
dell'ermeneutica, e certamente lo stesso senso letterale richiama poi altri
sensi, sia per illustrare i dogmi, sia per raccomandare precetti di vita
pratica. Non bisogna perciò negare che i sacri Libri non siano avvolti da una
certa religiosa oscurità, per cui nessuno può accedere ad essi senza una
qualche guida: avendo così provvidamente disposto Dio, secondo l'opinione comune
dei santi padri, affinché gli uomini si sentissero spronati a studiarli con
maggior desiderio e diligenza e perché si imprimessero poi più profondamente
nelle loro menti e nei loro animi quelle verità tanto laboriosamente
acquistate, e perché comprendessero soprattutto che Dio affidò le Scritture
alla chiesa, della quale debbono servirsi come di sicurissima guida e maestra
nel leggere e trattare le sue parole. Infatti già s. Ireneo insegnava che si
deve apprendere la verità là, ove sono posti i carismi del Signore, e che senza
alcun pericolo vengono esposte le Scritture da coloro presso cui si trova la
successione apostolica. Il concilio Vaticano abbracciò certamente la dottrina
di questo e degli altri Padri quando, rinnovando il decreto tridentino riguardo
l'interpretazione della parola divina scritta, "dichiarò essere tale il
suo giudizio che nelle cose riguardanti la fede e i costumi appartenenti
all'edificazione della dottrina cristiana, sia da ritenersi quale autentico
senso della sacra Scrittura quello che tenne e tiene la santa madre chiesa, cui
spetta giudicare del vero senso e dell'interpretazione delle sante Scritture; e
che perciò non è permesso ad alcuno interpretare la stessa sacra Scrittura
contro questo senso o anche contro l'unanime consenso dei Padri".
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