Di fronte al tema: “Il vescovo e la
vita consacrata”, mi sono chiesto cosa potessi aggiungere in più a quanto è
stato già abbondantemente scritto. Scorrendo la letteratura sull’argomento
prodotta negli ultimi decenni si resta sorpresi per la sua abbondanza. Per cui
è davvero difficile andare oltre. Potremmo considerare il Vaticano II come
punto di partenza per la riflessione attorno al nostro tema. Il Concilio, con i
due Decreti, Christus Dominus e Perfectae charitatis, lo affronta
specificatamente. Già allora non si trattava semplicemente di una questione
teorica; non poche situazioni concrete, infatti, facevano emergere tensioni e
problemi. E c’è da aggiungere che negli anni successivi al Concilio emersero
ancor più queste tensioni tra la vita religiosa e quella delle Diocesi o, se
volete, appunto, tra religiosi-religiose e vescovi. Non spetta a me tracciare
la storia di questo rapporto nel corso degli ultimi decenni. Tuttavia un cenno
sul contesto in cui tale dialettica si è sviluppata mi pare opportuno per
comprendere meglio quelle novità che a mio avviso possono essere intervenute in
questo rapporto nell’attuale momento storico. Dico subito che non si tratta di
novità di carattere teorico, quanto di prospettive pastorali.
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