Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Vincenzo Paglia
Vescovo di Terni-Narni-Amelia
Il vescovo e la vita consacrata

IntraText CT - Lettura del testo

  • Il nuovo millennio
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

Il nuovo millennio

 

Questo millennio è segnato da profondi mutamenti che cambiano la nostra vita. Jeremy Rifkin, un noto studioso americano che si occupa dell’innovazione scientifica e tecnologica e delle sue ricadute sulla vita, scrive alla fine del suo volume, Il Secolo biotech: “La rivoluzione della biotecnologia ci obbligherà a riconsiderare molto attentamente i nostri valori più profondi e ci costringerà a porci di nuovo e seriamente la domanda fondamentale sul significato e sulla scopo dell’esistenza”. Per lui, il modo in cui si mangia, ci si sposa, in cui crescono i bambini, il modo in cui si crede, si fa politica, si percepisce il mondo, verranno cambiati in profondità: “Tutti gli aspetti della nostra realtà individuale e di quella parte di vita che dividiamo con gli altri saranno toccati e seriamente modificati nel secolo della biotecnologia”. E non è che un aspetto. Altri campi cruciali sono emersi nel dibattito attorno al G 8 di Genova, con temi a noi cari: il futuro dei mondi poveri del grande Sud. Questi mondi saranno destinati ad essere sempre più poveri? Ormai molto è in mano agli organismi internazionali che sono senza volto. Lo scrittore Ahamadou Kouruma, nel suo bel romanzo, Aspettando il voto delle bestie selvagge, racconta della visita del “diplomatico banchiere, uomo del fondo monetario, che parla con il presidente africano senza alzare lo sguardo: “Bisogna fermare tutto, interrompere o sospendere, ridurre o diradare, tagliare o troncare, alleggerire o abbandonare, rinunciare o sacrificare, cessare o sloggiare. Ridurre il numero degli insegnanti, infermieri, partorienti, nascituri, scuole, poliziotti, gendarmi, guardie presidenziali. Smettere di provvedere a riso, zucchero, latte per i neonati, cotone e garze per i feriti, compresse per i lebbrosi e gli affetti da malaria. Sacrificare la costruzione di scuole, strade, ponti, dighe, centri per la maternità, palazzi e prefetture. Astenersi dal soccorrere ciechi e sordi, dal pagare la carta…”   E’ il grande dramma del Sud del mondo di fronte a un potere del Nord che non ha più volto. E’ il dramma di gente che non conta. Di Stati che non contano. Perché gli Stati non sono tutti uguali, come le bandiere messe in fila all’ONU o alla FAO.

Globalizzazione, rivoluzione biotech, povertà e esclusione del Sud, religione dei consumi… Sì, la religione dei consumi è quella della globalizzazione: l’uomo e la donna sono consumatori prima di tutto. E a questa religione dei consumi sembra non esserci alternativa, soprattutto dopo la fine del comunismo che aveva proposto una sua alternativa. Indietro non si torna: siamo nella società e nella religione dei consumi. Al termine del suo libro su La religione dei consumi, George Ritzer, dopo aver affermato che la globalizzazione consumista è vincente e che ci sono nuove cattedrali dei consumi  (come l’IKEA), si chiede: “la questione più urgente è come vivere una vita più dotata di significato nell’ambito di una società definita di consumo”.

A questo quadro si è aggiunto drammaticamente l’attentato negli Stati Uniti. Il mondo dei forti si è sentito immediatamente più fragile, in balia della globalizzazione del terrorismo. Quante riflessioni abbiamo ascoltato in questi giorni! Ed è sempre più difficile distinguere tra repressione dei violenti e vendetta e odio che si abbattono indiscriminati anche su altri innocenti. E si fa sempre più strada il convincimento che l’unica via del futuro sia quella del conflitto tra le civiltà, oggi in particolare quello tra cristianesimo e Islam. La completa irragionevolezza e la chiara pericolosità di questa strada sono come offuscate dalla miopia dell’autoreferenzialità. Certo è che la paura e l’incertezza del futuro stanno cambiando la nostra esistenza. Non posso continuare le riflessioni su questa direzione, sarebbe troppo lungo. Mi fermo qui per porre una domanda angosciante: il Vangelo ha qualcosa da dire a questo mondo dei consumi, della grandi miseria e della spirale dell’odio?

Si potrebbe dire che non ha troppo spazio e che è stato vinto. Il cardinale di Londra ha dichiarato che in Gran Bretagna “il rock ha più fedeli di Cristo”: “un numero sempre maggiore di giovani intravede oggi la trascendenza nella musica, nei movimenti new age o verdi…”. Dio è finito alla periferia: conclude il card. O’Connor. In un settimanale francese si afferma che ormai la metà dei cittadini francesi dichiarano di non appartenere più a nessuna Chiesa o religione. C’è spazio per la fede? Non sembrano avanzare solo quelle esperienze religiose, mistiche, paranormali, che servono alla tranquillità dei singoli? La fede di comunità, la fede di popolo, la fede della Chiesa soffrono una crisi. Si accetta magari una fede come medicina, ma non come forza; una fede come fatto individuale, ma non come comunione di popolo. Lo scrittore portoghese, José Saramago, in una riflessione sugli attentati negli Stati Uniti ha affermato che sono stati provocati da una eccessiva presenza del “fattore Dio”. “E’ stato già detto che le religioni, - scrive Saramago - tutte, senza eccezione, non serviranno mai per avvicinare e per riconciliare gli uomini, e che, al contrario, sono state e continuano ad essere causa di sofferenze inenarrabili, di stragi, di mostruose violenze fisiche e spirituali che costituiscono uno dei più tenebrosi capitoli della miseria umana”.

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License