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| Vincenzo Paglia Vescovo di Terni-Narni-Amelia Il vescovo e la vita consacrata IntraText CT - Lettura del testo |
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La testimonianza del Regno
In questo mondo che cambia c’è spazio per Dio? E noi che ne abbiamo fatto del Vangelo? Sono queste le domande centrali per la Chiesa, per il Vescovo e per i religiosi e religiose, oggi. Conosco appena le questioni che si agitano all’interno della vita religiosa., come quelle relative al calo numerico delle vocazioni, alla pesantezza di tante istituzioni che rendono difficile non solo la gestione ma anche la testimonianza, o quei problemi che nascono dai vuoti generazionali e dalla impazienza dei giovani che si accompagna però anche alla loro fragilità. E tante altre ancora. Ma è proprio in questo orizzonte che deve parlare con maggiore chiarezza la vita religiosa. In un mondo ripiegato su se stesso ove ciascuno lotta per prevalere sull’altro, i religiosi e le religiose debbono mostrare il primato di Dio, della sua parola, dell’essere figli, in tutto dipendenti da lui. E là dove l’egocentrismo tiene tutti solitamente schiavi, i religiosi devono manifestare la bellezza della fraternità e della vita comune. L’obbedienza e la verginità sono due stelle fisse del cielo nuovo che il Vangelo inizia a farci gustare fin da questa terra. E i religiosi, uomini e donne del cielo, sanno bene che i loro primi parenti sono i poveri e gli esclusi. Non perché costoro siano più buoni di noi, ma solo perché Dio li ha scelti come prediletti. Queste dimensioni sono chiarissime per voi, cari amici religiosi e care amiche religiose. Sono la sostanza della vostra vita. Vorrei dirvi che il vescovo, anzi l’intera Chiesa locale, prima del vostro aiuto sul piano organizzativo ha estremo bisogno della radicalità della vostra testimonianza. I preti, i diaconi, i catechisti, i lettori, i ministri straordinari, i sacrestani, i responsabili dell’oratorio, tutto sommato, alla fine si trovano con una certa facilità. Lo so, spesso tra costoro ci sono molti religiosi, ed è bene. Ma una Chiesa locale ha bisogno soprattutto di uomini e di donne che testimonino con gioia la bellezza del Vangelo vissuto senza aggiunte. Più che di aiuti per attuare il piano pastorale, il vescovo ha bisogno di santi. Permettetemi di chiudere queste riflessioni con un episodio accaduto a Terni all’inizio del secolo XIII. Questa piccola città dell’Umbria, dopo decenni di oppressione e di sudditanza, cercava la sua rinascita religiosa e civile. Il papa Onorio III mandò il vescovo Raniero perché riorganizzasse la diocesi nelle sue strutture e rianimasse la vita della città. In quegli anni, un giovane di Assisi di nome Francesco, visitò Terni e vi predicava il Vangelo. La “Leggenda Perugina” racconta che “mentre Francesco predicava al popolo di Terni nella piazza davanti l’episcopio, il vescovo assisteva al sermone. Terminato che fu, il vescovo si alzò e rivolse al popolo questa esortazione: ‘Da quando cominciò a piantare e edificare la sua Chiesa, il Signore non ha mai cessato d’inviare uomini santi, i quali con la parola e con l’esempio l’hanno sostenuta. E in questi ultimi tempi egli ha voluto illuminarla per mezzo di questo uomo poverello”. Pronunciate queste parole, il vescovo si avvicinò a Francesco e entrò con lui in cattedrale. Quel vescovo intuì che quella chiesa locale sarebbe risorta se lui fosse entrato in cattedrale non da solo ma in compagnia di quel discepolo che seguiva il Vangelo “sine glossa”. Il mio augurio è che ogni vescovo possa entrare nella sua Chiesa locale in compagnia di uomini e di donne (è la vita religiosa) che vivono il Vangelo senza aggiunte. |
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