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Temistocle Solera
Attila

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  • PROLOGO
    • Scena terza. Uldino, Odabella, e Vergini d'Aquileia
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Scena terza. Uldino, Odabella, e Vergini d'Aquileia

 

ATTILA: (scendendo dal trono):

Di vergini straniere,

Oh, quale stuol vegg'io?

Contro il diveto mio

Che di salvarle osò?

 

ULDINO:

Al re degno tributo ei mi sembrò.

Mirabili guerriere

Difesero i fratelli . . .

 

ATTILA:

Che sento? A donne imbelli

Chi mai spirò valor?

 

ODABELLA: (con energia)

Santo di patria indefinito amor!

Allor che i forti corrono

Come leoni al brando

Stan le tue donne, o barbaro,

Sui carri lagrimando.

Ma noi, donne italiche,

Cinte di ferro il seno,

Sul fumido terreno

Sempre vedrai pugnar.

 

ATTILA:

Bella è quell'ira, o vergine,

Nel scintallante sguardo;

Attila, i prodi venera,

Abbomina il codardo . . .

O valorosa, chiedimi

Grazia che più ti aggrada.

 

ODABELLA:

Fammi ridar la spada!

 

ATTILA:

La mia ti cingi! . . .

 

ODABELLA:

(Oh acciar!)

Da te questo or m'é concesso,

O giustizia alta, divina!

L'odio armasti dell'oppresso

Coll'acciar dell'oppressor.

Empia lama, l'indovina

Per qual petto è tua punta?

Di vendetta l'ora è giunta . . .

Fu segnata dal Signor.

(Odabella e donne partono)

 

ATTILA:

(Qual nell'alma, che struggere anela,

Nuovo senso discende improvviso? . . .

Quell'ardire, quel nobile viso

Dolcemente mi fiedono il cor!)

 

CORO:

Viva il re che alle terra rivela

Di quai raggi Wodano il circonda!

Se flagella è torrente che innonda;

È rugiada se premia il valor.

 

ATTILA:

Schiava non già ma del mio campo gemma

Rimani e fulgi nel real corteggio,

Siate voi tutte ancelle

A lei ch'io vesto della luce mia

 

ODABELLA:

(Fingasi! Oh lampo di celeste ajuto! -

Oh patria! ... Oh padre! Oh sposo mio perduto!)

 

ATTILA:

Uldino, a me dinanzi

L'inviato di Roma ora si guidi . . .

(Uldino parte)

Frenatevi, miei fidi,

Udir si dee, ma in Campidoglio poi

Riposta avrà da noi.

 


 




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