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Temistocle Solera
Attila

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  • PROLOGO
    • Scena quinta. Attila ed Ezio
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Scena quinta. Attila ed Ezio

 

ATTILA:

La destra porgimi . . .

Non già di pace spero

Tuoi detti . . .

 

EZIO:

L'orbe intero

Ezio in tua man vuol dar.

Tardo per gli anni, e tremulo,

È il regnator d'Oriente;

Siede un imbelle giovine

Sul trono d'Occidente;

Tutto sarà disperso

Quand'io mi unisca a te . . .

Avrai tu l'universo,

Resti l'Italia a me.

 

ATTILA: (severo)

Dove l'eroe più valido

È traditor, spergiuro,

Ivi perduto è il popolo,

E l'aer stesso impuro;

Ivi impotente è Dio,

Ivi è codardo il re . . .

col flagello mio

Rechi Wodan la !

 

EZIO: (rimettendosi)

Ma se fraterno vincolo

Stringer non vuoi tu meco,

Ezio ritorna ad essere

Di Roma ambasciator.

Dell'imperante Cesare

Ora il voler ti reco . . .

 

ATTILA:

È van! Chi frena or l'impeto

Del nembo struggitor?

Vanitosi! Che abbietti e dormenti

Pur del mondo tenete la possa,

Sovra monti di polvere e d'ossa

Il mio baldo cosier volerà.

Spanderò la rea cenere ai venti

Delle vostre superbe città.

 

EZIO:

Fin che d'Ezio rimane la spada,

Starà saldo il gran nome romano:

Di Chalons lo provasti sul piano

Quando a fuga t'aperse il sentier.

Tu conduci l'eguale masnada,

Io comando gli stessi guerrier.

(Partono entrambi da opposte parti)

 




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