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Temistocle Solera
Attila

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  • ATTO PRIMO
    • Scena terza. Attila, Uldino
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Scena terza. Attila, Uldino

 

Tenda d'Attila. Sopra il suolo, coperto da una pelle di tigre, è disteso Uldino che dorme. In fondo, alla sinistra, per mezzo di una cortina sollevata a mezzo, la quale forma come una stanza appartata, scorgesi Attila in preda al sonno sopra il letto orientale assai basso, e coperto egualmente da pelli di tigre.

 

 

ATTILA: (balzando esterrefatto)

Uldino! Uldin!

 

ULDINO:

Mio re!

 

ATTILA:

Non hai veduto?

 

ULDINO:

Che mai?

 

ATTILA:

Tu non udisti?

 

ULDINO:

Io? Nulla.

 

ATTILA:

Eppur feroce

Qui s'aggirava. Ei mi parlò . . . sua voce

Parea vento in caverna!

 

ULDINO:

Oh re, d'intorno

Tutto è silenzio . . . della vigil scolta

Batte soltanto il pie'.

 

ATTILA:

Mio fido, ascolta!

Mentre gonfiarsi l'anima

Parea dinanzi a Roma,

Imman m'apparve un veglio

Che m'afferrò la chioma . . .

Il senso ebb'io travolto,

La man gelò sul brando;

Ei mi sorrise in volto,

E tal mi fe' comando:

"Di flagellar l'incarco

Contro i mortali hai sol.

T'arretra! Or chiuso è il varco;

Questo de' numi è il suol!"

In me tai detti suonano

Cupi, fatali ancor,

E l'alma in petto ad Attila

S'agghiaccia pel terror.

 

ULDINO:

Raccapriccio! E che far pensi?

 

ATTILA: (riaccendendosi)

Or son liberi i miei sensi!

Ho rossor del mio spavento.

Chiama i druidi, i duci, i re.

Già più rapido del vento,

Roma iniqua, volo a te.

 

(Uldino esce)

 

 





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