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Dalla collina in fondo vedesi
avanzare, preceduta da Leone e da sei Anziani, processionalmente una schiera di
vergini e fanciulli in bianche vesti recanti palme. La scena è ingombra dalle
schiere d'Attila in armi. Fra la moltitudine appare Foresto con visiera calata
e Odabella.
ATTILA:
Chi viene?
CORO di VERGINI e di FANCIULLI: (sempre
avanzandosi)
I guasti sensi illumina,
Spirane amor in sen.
L'oste debella e spandasi
Di pace il bel seren.
ATTILA: (commovendosi a poco a poco)
Uldino! è quello il bieco
Fantasma! . . . Il vo' sfidar . . . Chi mi
trattiene?
LEONE:
Di flagellar l'incarco
Contro i mortal hai sol.
T'arretra! . . . Or chiuso è il varco;
Questo de' numi è il suol!
ATTILA:
Gran Dio! Le note stesse
Che la tremenda visîon m'impresse.
(Egli leva la testa al cielo
sopraffatto da subito terrore. Tutti restano sorpresi e smarriti)
(No! . . . non è sogno ch'or l'alma invade!
Son due giganti che investon
l'etra . . .
Fiamme son gli occhi, fiamme le spade . . .
Le ardenti punte giungono a me.
Spiriti, fermate.
Qui l'uom s'arretra;
Dinanzi ai numi protrasi il re!)
CORO e ULDINO:
(Sordo ai lamenti pur de' fratelli,
Vago di sangue, di pugne solo,
La flebil voce di pochi imbelli
Qual nuovo senso suscita in me?
Qual possa è questa! Prostrato al suolo
La prima volta degli Unni il re!)
LEONE, ODABELLA, FORESTO e VERGINI:
Oh, dell'Eterno mira virtute!
Da un pastorello vinto è Golìa,
Da umil fanciulla l'uomo ha salute.
Da gente ignota sparsa è la fé . . .
Dinanzi a turba devota e pia
Ora degli empi s'arretra il re!
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