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Entrano Ezio col seguito. Uldino, Foresto, che nuovamente in abito guerriero si
frammischia alla moltitudine
ATTILA: (alzandosi)
Ezio, ben vieni! Della tregua nostra
Fia suggello il convito.
EZIO:
Attila grande
In guerra sei, più generoso ancora
Con ospite nemico.
(Alcuni Druidi, avvicinandosi ad
Attila, gli dicono sottovoce)
DRUIDI:
O re, fatale
È seder collo stranio.
ATTILA:
E che?
DRUIDI:
Nel cielo
Vedi adunarsi i nembi
Di sangue tinti . . . Di sinistri augelli
Misto all'infausto grido
Dalle montagne urlò lo spirito infido!
ATTILA:
Via, profeti del mal!
DRUIDI:
Wodan ti guardi.
ATTILA: (alle sacerdotesse)
Sacre figlie degli Unni,
Percuotete le cetre, e si diffonda
Delle mie feste la canzon gioconda.
(Tutti si assidono. Le sacerdotesse,
schieratesi nel mezzo, alzano il seguente canto:)
SACERDOTESSE:
Chi dona luce al cor? . . . Di stella alcuna
Dal cielo il vago tremolar non pende;
Non raggio amico di ridente luna
Alla percossa fantasia risplende . . .
Ma fischia il vento, rumoreggia il tuono,
Sol dan le corde della tromba il suono.
(In quel mentre un improvviso e rapido
soffio procelloso spegne gran parte delle fiamme. Tutti si alzano per natural moto di terrore. Silenzio e tristezza generale.
Foresto è corso ad Odabella Ezio s'é avvicinato ad
Attila)
TUTTI:
Ah!
FORESTO: (ad Odabella)
O sposa, t'allieta,
È giunta la meta;
Dei padri lo scempio
Vendetta otterrà.
La tazza là mira
Ministra dell'ira,
Al labbro dell'empio,
Uldin l'offrirà.
ODABELLA: (fra sé)
(Vendetta avrem noi
Per mano de' suoi? . . .
Non fia ch'egli cada
Pel lor tradir.
Nel giorno segnato,
A Dio l'ho giurato,
È questa la spada.
Che il deve colpir)
EZIO: (ad Attila)
Rammenta i miei patti:
Con Ezio combatti;
Del vecchio guerriero
La mano non sprezzar.
Decidi. Fra poco
Non fora più loco.
(Del barbaro altiero
Già l'astro dispar)
ATTILA: (ad Ezio)
M'irriti, o Romano . . .
Sorprendermi è vano:
O credi che il vento
M'infonda terror?
Nei nembi e tempeste
S'allietan mie feste . . .
(Oh rabia; non sento
Più d'Attilail cor!)
ULDINO: (fra sé)
(Dell'ora funesta
L'istante s'appresta . . .
Uldin, paventi?
Breton non sei tu?
O il cor più non t'ange
La patria che piange?
La rea servitù?)
CORO:
(Lo spirto de' monti
Ne rugge alle fronti,
Le quercie fumanti
Sua mano coprì . . .
Terrore, mistero
Sull'anima ha impero . . .
Stuol d'ombre vaganti
Nel buio apparì)
(Il cielo si rasserena)
TUTTI:
L'orrenda procella
Qual lampo sparì.
Di calma novella
Il ciel si vestì.
ATTILA: (riscuotendosi)
Si riaccendan le quercie
d'intorno,
(Gli schiavi eseguiscono il cenno)
Si rannodi la danza ed il giuoco . . .
Sia per tutti festivo tal giorno,
Porgi, Uldino, la conca ospital.
FORESTO: (piano ad Odabella)
Perché tremi? S'imbianca il tuo volto.
ATTILA: (ricevendo la tazza da Uldino)
Libo a te, gran Wodano, che invoco!
ODABELLA: (trattenendolo)
Ré, ti ferma! . . . è veleno! . . .
CORO:
Che ascolto!
ATTILA: (furibondo)
Chi 'l temprava?
ODABELLA:
(Oh momento fatal!)
FORESTO: (avanzandosi con fermezza)
Io.
ATTILA: (ravvisandolo)
Foresto!
FORESTO:
Sì, quello che un giorno
La corona strappò dal tuo crine . . .
ATTILA: (traendo la spada)
Ah! In mia mano caduto se' alfine,
Ben io l'alma dal sen ti trarrò.
FORESTO: (con scherno)
Or t'é lieve . . .
ATTILA: (fermandosi a tali parole)
Oh, mia rabbia! Oh, mio scorno!
ODABELLA:
Ré, la preda niun
toglier mi può.
Io t'ho salvo . . . il delitto svelai . . .
Da me sol fia punito l'indegno.
ATTILA: (compiacendosi del fiero atto)
Io tel dono! Ma premio più degno,
Mia fedele, riserbasi a te:
Tu doman salutata verrai
Dalle genti qual sposa del re.
Oh, miei prodi! Un solo giorno
Chiedo a voi di gioia e canto;
Tuonerà di nuovo intorno
Poscia il vindice flagel.
Ezio, in Roma annuncia intanto
Ch'io de' sogni ho rotto il vel.
ODABELLA: (a Foresto)
Frena l'ira che t'inganna;
Fuggi, salvati, o fratello.
Me disprezza, me condanna,
Di' che vile, infame io son . . .
Ma deh, fuggi . . . Al dì novello
Avrò tutto il tuo perdon.
FORESTO: (ad Odabella)
Parto, sì per viver solo
Fino al dì della vendetta;
Ma qual pena, ma qual duolo
A tua colpa si può dar? . . .
Del rimorso che t'aspetta
Duri eterno il flagellar.
EZIO:
(Chi l'arcan svelar potea?
Chi fidarlo a core amante?
Va, ti pasci, va, ti bea,
Fatal uom, di voluttà.
Ma doman su te festante
Ezio in armi piomberà)
ULDINO:
(Io gelar m'intesi il sangue . . .
Chi tradir poteane omai?
Me dal fulmine, dall'angue,
Tu salvasti, o pro' guerrier
. . .
Ah generoso! E tu m'avrai
Sempre fido al tuo voler)
CORO:
Oh re possente, il cor riscuoti . . .
Torna al sangue, torna al fuoco!
Su, punisci, su, percuoti
Questo stuol di traditor!
Non più scherno, non più giuoco
Noi sarem de' numi lor.
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