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FORESTO:
Non involarti, seguimi;
Perché fuggir chi t'ama? . . .
Che mai vegg'io? . . . Qui, perfidi,
Veniste a nuova trama?
(ad Odabella)
Tu, rea donna, già schiava, or mia sposa;
(a Foresto)
Tu, fellon, cui la vita ho donata;
(ad Ezio)
Tu, Romano, per Roma salvata,
Congiurate tuttor contro me? . . .
Scellerati . . . su voi sanguinosa
Piomberà la vendetta del re.
ODABELLA:
Nella tenda, al tuo letto d'appresso,
Minacciosa e tuttor sanguinante
Dio mio padre sta l'ombra gigante . . .
Trucidato ei cadeva per te!
(Scaglia lungi da sé la corona)
Maledetto sarebbe l'amplesso
Che me sposa rendesse del re.
FORESTO:
Di qual dono beffardo fai vanto?
Tu m'hai patria ed amante rapita;
In abisso d'affanni la vita
Hai, crudele, cangiato per me!
O tiranno . . . con morte soltanto
Può frenarsi quest'odio per te.
EZIO:
Roma hai salva! . . . e del mondo lo sdegno,
Che t'impreca superna vendetta?
Ed il sangue che inulto l'aspetta
Non rammenti? . . . Paventane, o re.
De' delitti varcasti già il segno;
L'ira pende del cielo su te.
(S'ode internamente il rumore
dell'improvviso assalto al campo d'Attila)
CORO:
Morte . . . morte . . . vendetta!
ATTILA:
Qual suono?
EZIO e FORESTO:
Suono è questo che segna tua morte.
ATTILA:
Traditori!
EZIO e FORESTO:
Decisa è la sorte . . .
(Foresto va per trafiggere Attila, ma
è prevenuto da Odabella, che lo ferisce esclamando:)
ODABELLA:
Padre! . . . ah padre, il sagrifico a te.
(Abbraccia Foresto)
ATTILA: (morente)
E tu pure, Odabella? . . .
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