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| Temistocle Solera Attila IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena quarta. Odabella, Foresto, Ezio
Odabella sempre in arnese da Amazzone con manto reale e corona, viene spaventata e fuggente dal campo barbaro
ODABELLA: Cessa, deh, cessa . . . ah lasciami, Ombra del padre irata . . . Lo vedi? . . . Io fuggo il talamo . . . Sarai . . . sì . . . vendicata . . .
FORESTO: È tardo, o sposa d'Attila, È tardo il tuo pentir.
EZIO: Il segno . . . il segno . . . affrettati, O ci farem scoprir.
ODABELLA: Tu qui, Foresto? . . . Ascoltami, Pietà del mio martir. Te sol, te sol quest'anima Ama d'immenso amore; Credimi, è puro il core, Sempre ti fui fedel.
FORESTO: Troppo mi seppe illudere Il tuo mendace detto! Ed osi ancor d'affetto Parlare a me, crudel?
EZIO: Tempo non è di lagrime, Non di geloso accento; S'affretti l'alto evento, Finché ne arride il ciel.
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