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| Francesco Maria Piave Il corsaro IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena quinta. Medora e Corrado
CORRADO (che avrà udite le ultime parole di Medora): È pur mesto, o Medora, il canto tuo
esser può lieto?
Eppur su questa terra Se togli l'amor tuo, nulla mi resta. . . Quasi non oso più sperar ne' cieli. . .
A te dell'avvenire. . . o, l'amor nostro non morrà. . . Medora! Ho d'uopo ancor del tuo coraggio. . .
Oh cielo. . . Un dovere a compir. . . senza periglio. . .
Non partirai! ti tratterrà l'amore!. . .
Pur ti consola!. . . il deggio!. . .
Oh me infelice!. . . me '1 predisse il core!. . . No, tu non sai comprendere
Dove, perché te 'n vai?. . .
Deh non lasciarmi!. . .
No!. . .
Senti?. . . già dato è il segno.
Oh mio dolor!
M'attendono!. . .
Che mai più ti rivedrò!. . . Deh riman se in petto hai còre,
Vano è il duol che ti tormenta, Che fra poco tornerò.
CORO: Deh Corrado! Vien, t'affretta. . .
(Il cannone tuona la seconda volta)
Varcata è l'ora. . . Addio!. . . (Fugge)
(Sviene)
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