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SEID:
Onde, o Dervis?
DERVIS:
Dei perfidi
Fuggii pur or l'artiglio.
SEID:
E dove preso, e quando?
DERVIS:
Tre lune, or sono, varcando
Su musulman naviglio.
SEID:
Chi t'ha salvato?
DERVIS:
Un umile
Pietoso pescator.
A te ne vengo or supplice. . .
Proteggimi, signor.
SEID:
Di': que' ribaldi fremono,
Paventon l'ira mia?
Restar, fuggirsi pensano,
Di scampo han qualche via?
San essi qual vendetta
Terribile gli aspetta?
San che macerie e polvere
De' covi lor farò?. . .
DERVIS:
Io non vedea che il carcere,
Che la catena mia;
Dell'onde solo il fremito
L'orecchio mi feria.
Pur me ne son fuggito:
Mal vi si guarda il lito.
Che la tua possa irridano
Dubbio, o signor, non ho.
(Va
per partire)
SEID:
Resta ancora.
DERVIS:
Signore. . .
SEID:
Lo voglio!
I miei cenni ripeter non soglio.
(Un
abbagliante chiarore illumina la scena)
Ma qual
vivo splendor si diffonde?
Arde il cielo, di fuoco son l'onde!
DERVIS: (O miei prodi!)
(Con:
gioja: mentre tutti confusamente vanno alla spiaggia, scoppia un brulotto. Il
fuoco s'appicca alle navi, indi al serraglio)
TUTTI:
Traditi noi siamo;
Preda al fuoco già sono le navi.
SEID:
A me l'armi. . .
TUTTI:
Il periglio affrontiamo.
(Il
Dervis non può celare la gioia)
SEID:
Empio Dervis, tai nuove recavi?
Ch'ei sia preso. . . costrui ci
tradia,
Tosto in brani ridotto egli sia!
DERVIS (gettando il cappuccio e la veste, apparisce armato d'elmo e di maglia.
Dà fiato ad un corno, ed impugnando la spada esclama):
Su coraggio, miei prodi, avanzate. .
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(I
Turchi sono messi infuga dai Corsari che irrompono dal fondo della scena)
Gl'infedeli abbattete, fugate.
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