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CORO:
Il Allah! Il Allah!. . . Morte, morte. . .
CORRADO:
O dispetto!. . . m'atterra la
sorte!!
(Anselmo
e parte de' Corsari fuggono, gli altri sono circondati e vinti. Lo stesso
Corrado sopraffatto dal numero è costretto a cedere)
SEID: Si risparmi quell'uom.
(Corrado
si alza)
Prode invero
Rapitore di donne sei tu!
Ch'io t'ammiri! Fu grande il
pensiero,
Ma fortuna contraria ti fu.
CORRADO:
Chiudi il labbro superbo: m'aspetto
Non parole, sol morte da te.
SEID:
Audace cotanto - mostrarti pursai?
Vedremo, superbo, - vedrem se potrai
Nell'ora suprema - la sorte tua
estrema
Con ciglio securo - mirare,
incontrar.
CORRADO:
Pei vili tuoi pari -tremenda è la
morte,
Ma chiusa è al terrore - quest'anima
forte.
Vedrai se il tormento - mi strappa
un lamento
Quel gaudio infernale - non devi
gustar.
GULNARA:
(È demone o nume -l'ignoto corsaro?
Quel fiero sembiante - mi sembra pur
caro!
M'accende nel core - tal fiamma
d'amore
Qual mai non vi seppe - Seide
destar)
GIOVANNI:
(Che giova l'ardire - nel petto del
forte,
Se a lui non sorride - propizia la
sorte?
Ha troppo sfidato - Corrado il suo
fato,
Ed or la cervice - vi debbe piegar)
CORO:
Vittoria, vittoria: - l'impresa è compiuta!
Recisa è la testa - dell'idre
temuta:
Distrutti i Corsari - sui liberi
mari
Potremmo le vele - securi spiegar.
ODALISCHE:
(Pietà chi non sente - del prode,
del forte?
Ah troppo nemica - gli volge la
sorte:
Tra il sangue e l'incendio - la vita
e l'onore
Sprezzando i perigli - ne volle
salvar!. )
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