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| Francesco Maria Piave Il corsaro IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena sesta. Gulnara, Corrado
Detto e Gulnara che cautamente aperto il cancello s'avanza vestita di bianco tenendo in mano una lampada. Apprestatasi a Corrado amorosamente lo contempla.
Ei dorme?. . . eppur nel pianto Veglian molti per lui. Qual possa arcana Sì caro a me lo rende. . . io della vita Debitrice gli son. . . ma. . . già si desta. . .
Colei più non ravvisi Che dal foco salvasti?. . . a te ne vengo. . .
A che?
L'ignoro anch'io: ma tua nemica Certo non son.
Nol sei?-
Ti rassicura.
Allor la morte mi sarà
Per me pregasti?
Solo un pensier mi lacera. . .
GULNARA: Di chi?
Ami tu dunque?
Un angelo!
Quanto l'invidio!
E caro Non t'è Seid? Quel barbaro? Per esso aver potria? Che ora mi prenda. Infrangere Voglio i tuoi ceppi.
E il puoi?
Sì, tutto io posso seguimi!
Già tutto è presto: seguimi Questo è un pugnal. . . la vittima Mai più si desti! ah vieni!. . .
Se non il tuo, spietato! Vieni, t'arrendi. . .
Ah lasciami Al mio destino!
Che il tuo palco e la mia scure
Fissa in cielo è questa morte.
Di seguirmi tu dunque disdegni?
Io disdegno. . .
Provi tu, masnadiero, corsale? (Risoluta) Un imbelle a vibrarlo t'insegni! (Fugge rapidamente pel cancello brandendo colla massima esaltazione il pugnale)
Ah! che fai? |
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