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| Francesco Maria Piave Il corsaro IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena sesta. Gulnara, Corrado
Detto e Gulnara che cautamente aperto il cancello s'avanza vestita di bianco tenendo in mano una lampada. Apprestatasi a Corrado amorosamente lo contempla.
GULNARA: Ei dorme?. . . eppur nel pianto Veglian molti per lui. Qual possa arcana Sì caro a me lo rende. . . io della vita Debitrice gli son. . . ma. . . già si desta. . .
CORRADO: Sei tu mortale, o spirto?
GULNARA: Colei più non ravvisi Che dal foco salvasti?. . . a te ne vengo. . .
CORRADO: A che?
GULNARA: L'ignoro anch'io: ma tua nemica Certo non son.
CORRADO: Nol sei?-
GULNARA: Ti rassicura.
CORRADO: Allor la morte mi sarà men dura!
GULNARA: Seid la vuole: inutili I prieghi miei ti furo.
CORRADO: Per me pregasti?
GULNARA: Libero Pur tu ne andrai: lo giuro!
CORRADO: Chi mi trarrà dal carcere?
GULNARA: Del braccio mio l'ajuto.
CORRADO: No, se non valsi a vincere Saprò morir. Rifiuto. . . Solo un pensier mi lacera. . .
GULNARA: Di chi?
CORRADO: D'un'alma afflitta. . .
GULNARA: Dunque ami tu? (me misera!)
CORRADO: Or sola e derelitta!
GULNARA: Ami tu dunque?
CORRADO: Un angelo!
GULNARA: Quanto l'invidio!
CORRADO: E caro Non t'è Seid? GULNARA: Quel barbaro? Schiava son io, corsaro!. . . Ed il mio core un palpito Per esso aver potria? A foco così ignobile Non arde l'alma mia. Ma che dicea? Sia l'unico Pensier de' giorni tuoi Che ora mi prenda. Infrangere Voglio i tuoi ceppi.
CORRADO: E il puoi?
GULNARA: Sì, tutto io posso seguimi!
CORRADO: Seguirti, e questi ferri?
GULNARA: Cadran; da me fur comperi Servi, soldati e sgherri. . .
CORRADO: Donna!
GULNARA: Diffidi? un agile Navil ci attende al lito: Già tutto è presto: seguimi Prima il cammin t'addito. Seid che su te vigila Giace or nel sonno: tieni, Questo è un pugnal. . . la vittima Mai più si desti! ah vieni!. . .
CORRADO: Cessa, o Gulnara, lasciami, Il tuo pregare è vano. . . Giammai saprò d'un perfido Pugnale armar la mano;
GULNARA: Ti muova il mio periglio, Se non il tuo, spietato! Vieni, t'arrendi. . .
CORRADO: Ah lasciami Al mio destino!
GULNARA: Ingrato! Non sai tu che sulla testa Già ne freme la tempesta? Che il tuo palco e la mia scure Può l'aurora illuminar? Ah fuggiàm da queste mura, N'apra scampo il vasto mar.
CORRADO: No, mi lascia alla mia sorte, Fissa in cielo è questa morte. Il destino a me fa guerra, Dio m'impresse il Suo suggel; Maledetto io son in terra, La mia speme è solo in ciel!
GULNARA: Di seguirmi tu dunque disdegni?
CORRADO: Io disdegno. . .
GULNARA: Terror d'un pugnale Provi tu, masnadiero, corsale? (Risoluta) Un imbelle a vibrarlo t'insegni! (Fugge rapidamente pel cancello brandendo colla massima esaltazione il pugnale)
CORRADO: Ah! che fai? |
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