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I COMPAGNI DELLA DUCHESSA:
Quale un sorriso d'amica sorte,
gentil, venite, fra queste porte.
È senz'orgoglio in voi bellezza,
è senza fasto in voi grandezza.
La pudibonda romita stella
è destinata a sfolgorar.
FEDERICA:
Congiunti! amici miei!
WALTER:
Nobil signora!
Bella nepote, il mio Rodolfo implora
l'onor di favellarti.
Io la bandita caccia
intanto affretterò.
(piano a Rodolfo)
M'udisti?
(Tutti partono, meno Federica e
Rodolfo)
RODOLFO:
(È d'uopo al suo cuor generoso fidarsi appien. )
Duchessa . . .
FEDERICA:
Duchessa tu m'appelli!
Federica son io;
non ho cessato per te d'esserla mai!
Se cangiò la fortuna, io non cangiai.
Dall'aule raggianti di vano splendor
al tetto natio volava il desir,
là dove sorgea dal vergin mio cor
la prima speranza, il primo sospir!
RODOLFO:
Degl'anni primieri le gioie innocenti
con me dividesti, divisi con te.
Le pene segrete degl'anni più ardenti
or deggio svelarti, prostrato al tuo piè.
FEDERICA:
Deh! sorge, Rodolfo,
tu sembri turbato!
RODOLFO:
Non giova negarlo, pur troppo lo sono.
FEDERICA:
Ah! parla!
RODOLFO:
M'astringe un padre spietato
di fallo non mio a chieder perdono . . .
FEDERICA:
Che intendo!
RODOLFO:
Sì vaga, sì eccelsa consorte a me destinata
il cielo non ha . . .
FEDERICA:
Oh! spiegati.
RODOLFO:
Ad altra m'avvince la sorte . . .
FEDERICA:
Ad altra!
RODOLFO:
Pietà!
Deh! la parola amara
perdona al labbro mio!
Potea seguiriti all'ara,
mentir, dinanzi a Dio?
Pria d'offrirti un core
che avvampa d'altro amore,
la destra mia traffiggerlo
a' piedi tuoi saprà!
FEDERICA
Arma, se vuoi, la mano,
in sen mi scaglia il brando.
M'udrai, crudele, insano,
a te perdonar spirando;
ma da geloso core
non aspettar favore;
amor sprezzato è furia
che perdonar non sa.
(Partono)
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