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| Salvatore Cammarano Luisa Miller IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena dodicesima. Accorre un drappello d'arcieri, seguito da Laura e da molti Contadini, Luisa, Rodolfo, Walter, Miller
Che avvenne mai?
E potresti, o genitore?
Ei suo figlio!
Odi prima . . .
Ah!
LUISA: (caldendo alle ginocchia di Walter) Al tuo piè . . .
Prostrata! . . . No! non è tanto l'innocenza, che si vegga genuflessa non a tal che ha d'uom sembiante,
Foco d'ira è questo pianto . . . cedi . . . cedi all'amor mio . . .
Tu piegarti, tu, non io, devi o figlio, cieco, ingrato.
Il mio cenno, il voler mio
o Signore, anch'io non fui? E perchè son calpestata or qual fango da costui? Deh, mi salva . . . deh, m'aita . . . deh! non m'abbia l'oppressor!
A quel Dio ti prostra innante, ecc.
Fra il suo core e il cor paterno frapponeste un turpe amor. Non può il ciel, non può l'inferno
Il suo pianto al pianto sforza!
RODOLFO: (mettendosi avanti a Luisa col ferro sguainato)
(prende Luisa e la spinge fra gli arcieri) In me lo scaglia.
O rabbia! Se tratta è fra catene la sposa mia,
Ebbene, la segui.
Ah! pria che l'abbiano quei vili in preda, (lanciandosi fra gli arcieri, e mettendo la punta della spada sul petto di Luisa)
O mio furor! se crudo, inesorabile sarà dal labbro mio
(Gli Arcieri partono: Luisa cade in ginocchio mezzo svenuta: gli altri le accorrono d'intorno).
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