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Salvatore Cammarano
Luisa Miller

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  • ATTO SECONDO
    • Scena settima. Rodolfo, Contadino
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Scena settima. Rodolfo, Contadino

 

Giardino pensile del castello. Rodolfo viene precipitoso da un appartamento. Ha il foglio di Luisa tra le mani; un contadino lo segue.

 

RODOLFO:

Il foglio dunque?

 

CONTADINO:

Io tutto già vi narrai!

 

RODOLFO:

Mi giova udirlo ancor.

 

CONTADINO:

Segreta e viva prece a man giunte mi fe' Luisa,

onde recarlo a Wurm . . .

 

RODOLFO:

E d'evitar la mia presenza . . .

 

CONTADINO

Mi repeté più volte.

Sospetto incerto di non so qual trama,

e speme di mercede a voi m'han tratto.

 

RODOLFO: (gettandogli una borsa)

Esci.

(Il contadino esce)

Olà?

(Comparisce un servo)

Wurm.

(Il servo parte)

Oh! fede negar potessi agl'occhi miei!

Se cielo e terra, se mortali ed angeli

attestarmi volesser ch'ella non è rea,

mentite! io risponder dovrei, tutti mentite.

(mostrando il foglio)

Son cifre sue! Tanta perfidia! Un'alma

nera! sì mendace!

Ben la conobbe il padre!

Ma dunque i giuri, le speranze, la gioia,

le lagrime, l'affanno?

Tutto è menzogna, tradimento, inganno!

Quando le sere al placido

chiator d'un ciel stellato

meco figgea nell'etere

lo sguardo innamorato,

e questa mano stringermi

dalla sua man senita . . .

ah! mi tradita!

Allor, ch'io muto, estatico

da' labbri suoi pendea,

ed ella in suon angelico,

"amo te sol" dicea,

tal che sembrò l'empireo

aprirsi all'alma mia!

Ah! mi tradia!

 





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