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Salvatore Cammarano
Luisa Miller

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  • ATTO TERZO
    • Scena terza. Rodolfo e Luisa
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Scena terza. Rodolfo e Luisa

 

RODOLFO: (al servo)

Riedi al castello, e sappia il padre mio

che, presto il rito,

io qui l'attendo.

(Il servo parte)

Prega!

Ben di pregare è tempo!

 

(Si trae dal seno un'ampolla, e ne versa il liquore in una tazza. Luisa sorge, e vistosi Rodolfo dinanzi trasalisce. Rodolfo le spiega sott'occhio la lettera scritta a Wurm)

 

Hai tu vergato questo foglio?

Ebbene? L'hai tu vergato?

 

LUISA:

Sì.

 

RODOLFO:

M'ardon le vene, le fauci, orrido fuoco.

Una bevanda . . .

(Accenna verso la coppa; Luisa la porge ad esso. Rodolfo beve)

Amaro è questo nappo.

 

LUISA:

Amaro?

 

RODOLFO:

Bevi.

(Luisa beve)

(Tutto è compiuto!)

 

LUISA:

No . . .

 

RODOLFO:

Fuggir tu devi.

Altr'uomo t'attende per seguirti;

attende per seguirmi agli altari altra donna.

 

LUISA:

Che parli? Ah dunque! . . .

 

RODOLFO:

Invano attendon essi!

(Si strappa la sciarpa e la spada, e le getta lungi da sé)

Addio spada su cui difender l'innocente

e l'oppresso giurai!

 

LUISA:

O giusto ciel! Che hai?

 

RODOLFO:

Mi si chiude il respir!

 

LUISA:

Deh! qualche stilla ne suggi ancor . . .

ti fia ristoro . . .

(volendo nuovamente offrirgli la tazza)

 

RODOLFO:

Ah! quel che m'offre par che sappia l'infame!

 

LUISA:

Rodolfo, e puoi scagliarrea parola

contro la tua Luisa?

 

RODOLFO:

Ah! lungi, lungi quel volto lusinghier,

quel'occhi in cui splende

degli astri raggio più vivo e terso.

Fattor dell'universo,

perchè vestir d'angeliche sembianze

un'anima d'inferno?

 

LUISA:

E tacer deggio?

 

RODOLFO:

T'arretra . . .

In questi angosciosi momenti

pietade almen d'un infelice, ah! senti.

 

LUISA:

Piangi, piangi; il tuo dolore

più dell'ira è giusto, ahi quanto!

Piangi, piangi, o discenda

sul tuo core come balsamo quel pianto.

Ah! Se concesso al prego mio

è d'alzarsi fino a Dio,

otterrò che men funesto

de' tuoi mali sia l'orror.

 

RODOLFO:

Allo strazio ch'io sopporto

Dio mi lascia, in abbandono.

No, di calma, di conforto

queste lagrime non sono.

Son le stille, il gel che piomba

dalla volta d'una tomba!

Goccie son di vivo sangue

che morendo sparge il cor!

(L'oriuolo del castello batte le ore)

Donna, per noi terribile ora squillò suprema!

 

LUISA:

Rodolfo!

 

RODOLFO:

Nel mendacio che non ti colga,

oh, trema! Amasti Wurm?

 

LUISA:

Oh! calmati.

 

RODOLFO:

Guai, se mentisci! Guai!

Pria che questa lampada si spenga,

tu starai dinanzi a Dio!

 

LUISA:

Che! Spiegati . . . parla . . .

 

RODOLFO:

Con me bevesti la morte!

Al ciel rivolgiti, Luisa.

 

LUISA:

Tu dicesti la morte?

Ah! d'ogni vincolo sciolta per lei son io!

Il ver disvelo . . . apprendilo.

Moro innocente!

 

RODOLFO:

O Dio!

 

LUISA:

Avean mio padre i barbari

avvinto fra ritorte

ed io . . .

 

RODOLFO:

Finisci.

 

LUISA:

Ahi, misera . . .

onde sottrarlo a morte . . .

come quel mostro . . . intendimi . . .

Wurm imponeva a me,

il foglio scrissi.

 

RODOLFO:

O fulmine!

Ed io t'uccisi!

 

LUISA:

Ahimè!

 

RODOLFO

Ah! Maledetto, il che nacqui,

il mio sangue, il padre mio!

Fui creato, avverso Iddio,

nel tremendo tuo furor.

 

LUISA

Per l'istante in cui ti piacqui,

per la morte che s'appressa,

d'oltraggiar l'Eterno, ah! cessa . . .

mi risparmia un tanto orror . . .

 




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