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| Salvatore Cammarano Luisa Miller IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena quarta. Wurm, Miller
(Entra Wurm)
WURM: Ferma ed ascolta.
MILLER: Wurm!
WURM: Io tutto udìa! Furor di gelosia m'arde nel petto! Amo tua figlia, eppure, un anno volge, io la sua man ti chiesi; non dissentisti, ed or che più fortuna a me spira seconda, or che il novello signor più che l'estinto m'è largo di favor, tu la promessa calpesti, ed osi!
MILLER: Ah! cessa! Il mio paterno assenso promisi, ove la figlia t'avesse amato.
WURM: E non potevi forse alle richieste nozze astringerla? Non hai dritto sovr'essa tu?
MILLER: Che dici mai? Sacra la scelta è d'un consorte, esser appieno libera deve; nodo che sciorre sol può la morte mal dalla forza legge riceve. Non son tiranno, padre son io, non si comanda de' figli al cor. In terra un padre somiglia Iddio per la bontade, non pel rigor.
WURM: Costarti, o vecchio debole, caro il tuo cieco affetto dovrà, ben caro!
MILLER: Spiegati.
WURM: Sotto mendace aspetto il preferito giovine si mostra a voi.
MILLER: Fia vero! E tu conosci?
WURM: Apprendilo: ei figlio è dell'altero Walter!
MILLER: O ciel! Dicesti figlio?
WURM: Del tuo signor. Addio.
MILLER: Pur . . .
WURM: M'intendesti. (parte)
MILLER: Ei m'ha spezzato il cor! (rimane silenzioso qualche momento, come oppresso dal dolore) Ah! fu giusto il mio sospetto! Ira e duol m'invade il petto! D'ogni bene il ben più santo, senza macchia io vo' l'onor. D'una figlia il don soltanto, ciel mi festi, e pago io son, ma la figlia, ma il tuo dono serba intatto al genitor.
(Parte)
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