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CUNIZA: (A Riccardo, additando
Eleonora)
Mira!
RICCARDO:
(Io gelo! Avvampo d'ira!)
CUNIZA:
Mirala!
RICCARDO:
Ebben! . . . l'amai,
spergiura la trovai.
LEONORA:
Ti conosco in questo istante:
di te degna è l'empia accusa!
Fui tradita, fui delusa,
e insultata or sono ancor.
TUTTI:
(Infelice! Nel sembiante
ha lo strazio del dolor!)
OBERTO:
Chi d'insultarla ardisce?
LEONORA:
(Oh cielo!)
CUNIZA:
(Ei si tradisce!)
RICCARDO:
(Il padre!)
CUNIZA:
(Ah, troppo osò!)
TUTTI:
Oberto!!
OBERTO:
Sì, son io.
TUTTI:
Chi lo condusse?
OBERTO:
Un Dio i passi miei guidò.
TUTTI:
A quell'aspetto un fremito
per ogni fibra io sento!
Egli è scoperto, e spento
sul patrio suol cadrà.
OBERTO:
A quell'aspetto un fremito
in ogni fibra io sento!
Io morirò, ma spento
meco quel vil cadrà!
OBERTO:
Non basta una vittima - a questo codardo.
e il padre e la figlia - vilmente egli uccide,
rapisce l'onore, - insulta, deride . . .
Oh stolto! Una spada - so cingere ancor!
RICCARDO:
All'onta rispondere - m'udresti, o vegliardo,
se all'ira che m'agita - la piena schiudessi;
se in cor pietade - di te non avessi,
mostrarti il sentiero - potrei dell'onor!
LEONORA:
Sentiero a te incognito - è quel del gagliardo!
L'onore non celasi - ha sempre un sembiante.
Oppressa, oltraggiata, - tradita, a te innante
mi vedi, o superbo, né senti rossor?
CUNIZA:
Già l'alma pascevasi - d'un giuro bugiardo,
aprivasi ai guadii - d'un tenero affetto!
Ma vincer gl'inganni - saprò del mio petto,
in odio mutarsi - già sento l'amor!
IMELDA e CORO:
Oh cielo, non toglierci - l'amico tuo sguardo!
Gli sdegni s'acquetino, e pace ne arrida!
Se un cor fu spergiuro, - se un'anima infida,
quell'alma punisci, punisci quel cor!
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