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| Temistocle Solera Oberto conte di San Bonifacio IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena ottava. Oberto, Cuniza, Leonora
OBERTO: Son io stesso! A te davanti! vedi, o donna, un infelice; se pietà sperar mi lice, io la spero dal tuo cor. D'aspro fato io son lo scherno, ma l'onor serbava illeso; or tradito, villipeso m'è da un vile anco l'onor.
CUNIZA: Ciel, che fèsti! . . . A qual periglio I tuoi giorni, incauto, esponi? Che mi chiedi? Di', proponi, ove il possa lo farò.
LEONORA: Tutto puoi, lo puoi tu sola! . . . Ma il tuo cor sarà trafitto, se il colpevole e il delitto io fremendo svelerò.
CUNIZA: (Qual presagio il cor m'agghiaccia!) Parla dunque.
OBERTO: A lei s'aspetta! a te poi la mia vendetta, od al brando affiderò.
LEONORA: Mentì nome, mentì spoglie, mi promise eterno amore; ebbe impero sul mio core, poi spergiuro mi tradì . . . Tutto, tutto, e pace e onore un indegno mi rapì.
OBERTO: Altra donna! . . .
CUNIZA: Ciel! . . . chi è dessa? Il suo nome? . . .
LEONORA: Sei tu stessa!
OBERTO: Salinguerra è il traditor!
CUNIZA: Ciel! . . . Riccardo! . . . Oh, quale orror!
OBERTO: Su quella, fronte impressa la verità tu vedi. Se agli occhi tuoi non credi, credilo al mio furor. Ho d'Ezzelino infranta la dura legge, e meco in questa terra io reco un fido brando ancor.
CUNIZA: Tempra gli acerbi detti, l'ira fervente acqueta; a perigliosa meta essa condur ti può . Scherno non sei tu sola d'un infelice affetto . . . Ma vendicarlo, o in petto spegnerlo, ben saprò.
LEONORA: Oh generosa! Un ferro io ti piantai nel seno. A te l'indegno almeno tolto l'onor non ha. Ben tu potresti odiarlo . . . Ma disperata io sono! Io merto il tuo perdono, merto la tua pietà.
CUNIZA: Quanto mi costi! . . .
LEONORA: Il credo.
CUNIZA: Quanto ne soffro! . . .
OBERTO: Il so!
CUNIZA: Sul ciglio mio . . .
LEONORA: Lo vedo . . . Il pianto già spuntò.
CUNIZA: Ma fia l'estremo, o misera, che bagna le mie gote. Ira il mio cor percote, sul traditor cadrà.
OBERTO e LEONORA: Ah sì! L'estrema lagrima scorre sulle tue gote; l'ira che il cor percote sul traditor cadrà.
(Cuniza conduce Oberto in una vicina stanza)
CUNIZA: A me gli amici!
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