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STIFFELIO: (a
Jorg)
Tardasti?
JORG:
Rifuggo da' gaudii mondani.
STIFFELIO:
Adunque tai feste? . . .
JORG:
Le lascio ai profani,
Che arrecan perigli, insidie
all'onore.
STIFFELIO:
Che parli?
JORG:
Ti dico che or ora un signore
Un libro con chiave guardingo
schiudeva,
E in esso un biglietto . . .
STIFFELIO:
Un biglietto!
JORG:
Ascondeva
E aspetta risposta . . . Quel libro è stromento
Di tresca colpevole . . .
STIFFELIO:
Oh cielo! Che sento!
Chi è desso?
JORG:
È con Lina, ed ha il libro . . .
STIFFELIO:
Fia vero?
È Frengel! . . . Ma come svelare il
mistero!
JORG:
Più tardi . . .
(Stiffelio resta concentrato)
DOROTEA:
Cugino, pensate al sermone?
FEDERICO:
Al tempio stassera saravvi riunione.
Verremo.
CORO:
Sì, tutti.
FEDERICO:
Qual fia l'argomento?
STIFFELIO:
Del perfido Giuda il vil tradimento.
LINA e RAFFAELE
(Oh cielo!)
FEDERICO:
Pensiero sublime, stupendo.
CORO:
A tutti i malvagi d'esempio
tremendo.
STIFFELIO:
Non solo all'iniquo ch'ha il Maestro
venduto,
Ma a quanti tradiscon m'udrete
imprecare
A lui che s'insinua, che simula
astuto,
Che insidia, che macchia il
domestico lare;
Che stende la mano all'uomo
ingannato,
E infame poi vanta l'onore involato!
. . .
A lui per an·tema fia sol ch'io
ripeta
Il carme ispirato del grande poeta .
. .
(Prende il libro dalle mani di
Federico)
LINA:
Ah!
STIFFELIO:
È chiuso!
DOROTEA:
Ne ha Lina la chiave.
LINA:
(Gran Dio!)
STIFFELIO:
Apritelo dunque . . .
LINA:
Che dite?
STIFFELIO:
Il voglio . . .
LINA:
Io!
STIFFELIO:
Aprite voi, lo replico,
È inutile il terrore.
D'un empio traditore qui la condanna
sta.
TUTTI:
Oh qual m'invade ed agita
Terrible pensiero!
Fatal, fatal mistero
Tal libro svelerà!
STIFFELIO:
Nol volete? . . . farollo io stesso
. . .
(Ne rompe il fermaglio e cade
una lettera)
Una lettera!
LINA:
(Cielo!)
STANKAR: (a Stiffelio,
raccogliendola)
Non v' è legger tal foglio concesso!
Chi lo scrisse, cui spetti ignorate!
STIFFELIO:
Io nol curo . . . rendetelo . . . il
vo' . . .
STANKAR: (con
dignità)
Vecchio sono . . .
STIFFELIO:
Rendetelo . . .
STANKAR: (Lo riduce
in brani)
No.
STIFFELIO: (a
Stankar irato)
Chi ti salva, o sciagurato,
Dallo sdegno che m'accende?
Cieco l'ira già mi rende,
Più non freno il mio furor!
LINA: (a Stiffelio frapponendosi)
È mio padre . . . l'ira vostra
Su me tutta or cada alfine;
Ma le nevi di quel crine
Rispettatele, signore.
STANKAR: (a
Raffaele)
Nel recinto dei sepolcri
Da me atteso or or sarai;
Armi a scelta troverai . . .
Ti precedo, o traditor.
RAFFAELE: (a
Stankar)
Freno all'ira; non la temo;
Se ch'io sia conoscete,
Sconsigliato invero siete
Nel gridarmi traditor.
TUTTI: (tra loro)
A turbar la bella calma
Che spirava in ogni petto,
Perché un demone il sospetto
A Stiffelio pose in cor!
(Stiffelio e Jorg partono dalla destra;
Lina e Stankar dalla sinistra; gli altri dal mezzo. Cala la tela)
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