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| Felice Romani Un giorno di regno IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena quarta. Tesoriere, indi il Barone
Un mio castello! Cinque mila scudi! . . . E il ministero? . . . Ahimè, veggo il Barone! Egli è sdegnato ancora.
Ebben, signore! Di tanta villania.
(Corragio!) Ella vuol guerra . . . e guerra sia.
De' due mondi e vecchio e nuovo, Me lo voglio digerir.
Ciarle, ciarle: pria di scendere Lasci detto in testamento Dove s'abbia a seppellir.
È inevitabile.
Morir io?
Vuol saperlo?
Certamente.
Mi stia dunque ad ascoltar. Diamo fuoco alla gran botte . . . Bum! si salta . . . qua la testa, Là le gambe, un braccio qua . . . Mio signor, la strada è questa
A lei solo, ad un villano E con questa immantinente Noi ci abbiam da misurar.
La mia moda è assai più spiccia: Quella io voglio . . .
Venga meco.
Colla miccia . . .
Colla spada . . .
Col barile . . .
Non vo' teco cimentarmi; Ti farò con un bastone
Al servizio ho anch'io persone
(Sudo, avvampo, smanio, fremo, Il mio petto è un Mongibello . . .
Dilettanti del duello,
(Partono)
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