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Felice Romani
Un giorno di regno

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  • ATTO SECONDO
    • Scena quarta. Tesoriere, indi il Barone
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Scena quarta. Tesoriere, indi il Barone

 

TESORIERE:

Un mio castello! Cinque mila scudi! . . .

E il ministero? . . . Ahimè, veggo il Barone!

Egli è sdegnato ancora.

(Entra il Barone)

 

BARONE:

Ebben, signore!

Siam soli e vo' raggione

Di tanta villania.

 

TESORIERE:

(Corragio!) Ella vuol guerra . . . e guerra sia.

 

BARONE:

Tutte l'armi si può prendere

De' due mondi e vecchio e nuovo,

Me lo bevo come un ovo,

Me lo voglio digerir.

 

TESORIERE:

Ciarle, ciarle: pria di scendere

Al fatal combattimento

Lasci detto in testamento

Dove s'abbia a seppellir.

 

BARONE:

Seppellirmi?

 

TESORIERE:

È inevitabile.

 

BARONE:

Morir io?

 

TESORIERE:

Non c'è da dir.

 

BARONE:

(Del suo colpo ei par sicuro,

Se la passa da spaccone;

Non credea in quel buffone

Tal fermezza e tanto ardir)

 

TESORIERE:

(Un boccone molto duro

Par la morte anche al Barone:

Ci vuol corte da leone

Se si tratta di morir)

 

BARONE:

Via, si spieghi finalmente,

Di qual arme pensa usar?

 

TESORIERE:

Vuol saperlo?

 

BARONE:

Certamente.

 

TESORIERE:

Mi stia dunque ad ascoltar.

Si figuri un barilone

Pien di polve da cannone,

Ella ed io così bel bello

A cavallo andiam di quello;

Fieri al par di due Romani

Colla miccia fra le mani,

Ci auguriam la buona notte,

Diamo fuoco alla gran botte . . .

Bum! si salta . . . qua la testa,

Là le gambe, un braccio qua . . .

Mio signor, la strada è questa

Per cui voglio andar di là.

 

BARONE:

Eh! Che miccie? Che barili?

Son pretesti indegni e vili.

Un suo pari vada e trotti

A cavallo delle botti;

A lei solo, ad un villano

Starà ben la miccia in mano.

Un guerrier qual io valente

Sol la spada ha da trattar:

E con questa immantinente

Noi ci abbiam da misurar.

 

TESORIERE:

La mia moda è assai più spiccia:

Quella io voglio . . .

 

BARONE: (sbuffando)

Puf . . . che bile!

Venga meco.

 

TESORIERE:

Colla miccia . . .

 

BARONE:

Colla spada . . .

 

TESORIERE:

Col barile . . .

 

BARONE:

Va, codardo: più coll'armi

Non vo' teco cimentarmi;

Ti farò con un bastone

Da' miei servi castigar.

 

TESORIERE:

Al servizio ho anch'io persone

Che san bene bastonar.

 

BARONE:

(Sudo, avvampo, smanio, fremo,

Il mio petto è un Mongibello . . .

Se più resto, il mio cervello

Incomincia a rivoltar)

 

TESORIERE:

(Per uscir dal passo estremo

Il rimedio è stato bello.

Dilettanti del duello,

Che ne dite, che vi par?)

 

(Partono)

 

 





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