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Felice Romani
Un giorno di regno

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  • ATTO SECONDO
    • Scena quinta. La Marchesa, il Cavaliere in disparte
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Scena quinta. La Marchesa, il Cavaliere in disparte

 

Atrio terreno chiuso da invetriate che mette nel giardino.

 

MARCHESA:

(Ch'io non posso il ver comprendere?

Ch'io mi lasci corbellar?

Cavaliere, non lo pretendere,

Vo' ridurti a confessar)

 

CAVALIERE: (in disparte)

(La Marchesa è molto in collera,

Tenta invan di simular;

Cavaliere, sta fermo e tollera,

Bada ben di non cascar)

 

(avanzandosi)

 

Così sola, o Marchesina?

 

MARCHESA: (salutando, con indifferenza)

Sire . . . io sto co' miei pensier.

 

CAVALIERE: (con disinvoltura)

Facilmente s'indovina,

Voi pensate al Cavalier.

 

MARCHESA:

Sì, pensava alla maniera

Di punir quell'incostante.

 

CAVALIERE:

Nol farete; è passeggiera

L'ira in cor di donna amante.

 

MARCHESA:

Anzi, o Sire, ho stabilito

Non volerlo per marito.

 

CAVALIERE:

Non lo credo.

 

MARCHESA:

Perdonate:

Risoluta mi trovate.

 

CAVALIERE:

(Ella finge . . . Eh! Ti conosco)

 

MARCHESA:

(A cascar vicino egli è)

 

MARCHESA e CAVALIERE:

 Fin dove giunga;

Ma la so lunga

Al par di te)

 

CAVALIERE:

Dunque voi siete? . . .

 

MARCHESA:

Decisa sono.

 

CAVALIERE:

Perdonerete?

 

MARCHESA:

Non v'è perdono.

 

CAVALIERE:

(La scaltra simula)

 

MARCHESA:

(Parla fra sé)

 

MARCHESA e CAVALIERE

(Io so l'astuzia

Fin dove giunga;

Ma la so lunga

Al par di te)

 





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