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| Felice Romani Un giorno di regno IntraText CT - Lettura del testo |
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Scena sesta. Entra il Barone, poi la Marchesa, Cavaliere
BARONE: (frettoloso) Nipote, in quest'istante Mi scrive il comandante: Egli stesso fra poco Al castello verrà. (Parte premurosamente)
MARCHESA: Son grata al Conte! M'ama davvero, ed oggi io vo' sposarlo.
CAVALIERE: E il Cavaliere?
MARCHESA: Il Cavalier si prese Di me giuoco abbastanza; egli mi lascia In preda al suo rival.
CAVALIERE: No: lo vedrete Venir a disputar la vostra mano A quanti conti ha la Bertagna intera.
MARCHESA: Perché dunque non vien? Che fa? Che spera? Si mostri a chi l'adora, Implori il mio perdono. Parli, se irata or sono, Posso placarmi ancor. (Se non si scopre addesso, Se vinto ancor non è, Risorse del bel sesso, Siete impotenti, affè) Ma voi tacete, o Sire? Dite . . .
CAVALIERE: (fingendo) Non so che dire.
MARCHESA: Ah, dunque al Conte io dono La mia mano, la mia fe'.
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