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Pier Iacopo Martello
Lo starnuto di Ercole

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  • ATTO SECONDO
    • Scena prima Scimia, Mud, Fam, Kon, Neh.
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ATTO SECONDO

Scena prima

Scimia, Mud, Fam, Kon, Neh.

Mud.-Lancisi o noce o pomo

all’idolo gentile,

tanto maggior dell’uomo

quanto più all’uom simìle,

poiché in mole Ei n’avanza

come nella possanza.

Ecco olocausti attende

la fronte sua serena:

la man che vuota Ei stende,

torni ricolma e piena;

ecco un bel pomo odora,

poi lieto Ei sel divora.

Fausto non è quel

ch’empio mortal l’aizza,

e che quel tuo tri tri

n’esprime altrui la stizza;

certo è de’ suoi favori

uom cui diffonda odori.

La coda che serpeggia,

folta qual è di peli,

scaltra così volteggia

che l’imo dorso Ei celi.

Celare è in lui virtude

sue naticucce ignude.

Guardi chi vuol sua faccia,

che sulla fronte estrema

ha ben dond’ella piaccia

nel suo pel diadema;

e di rughe senili

ara le guance umìli.

Le labbra sue sbarbate

dan sorrisi innocenti;

ma ancor talvolta irate

mostran battendo i denti:

guai, se allor ch’Ei sogghigna,

o avventasi, o digrigna.

Ripetete i miei canti,

regina e voi, donzelle,

che non ci aggrinzi avanti

le concave mascelle.

A voti ecco risponde

l’odor ch’Ei già diffonde.

Lode a te, o Dio Mamone,

che tante genti e tante

e le pigmee corone

serbar vuoi dal gigante.

Ti pagherem coi pomi

gli a noi diffusi aromi

 

Fam.-Lode a te, o Dio Mamone,

che tante genti e tante

e le pigmee corone

serbar vuoi dal gigante.

Ti pagherem coi pomi

gli a noi diffusi aromi.

Ma Kon, Neh, voi tacete?

Perché gl’inni divoti

non ripetonsi meco?

Fors’Egli è sordo ai voti?

Sedea per ascoltarli,

ma surto a noi converte

segni di sprezzo e d’ira,

le natiche scoperte,

già ritira gli odori.

 

Scimia.-Tri, tri, tri, tri, tri, tri.

 

Fam.-Misero il nostro impero!

Sgridocci e si partì.

 

Mud.-O nostre alte speranze

precipitate a terra!

Non solo con un gigante,

ma col Ciel vogliam guerra?

L’avremo; e il re canuto

vinto cadrà dal trono.

Già col Nume irritato,

profani, io vi abbandono.

 




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