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ATTO SECONDO
Scena prima
Scimia, Mud, Fam,
Kon, Neh.
Mud.-Lancisi
o noce o pomo
all’idolo gentile,
tanto maggior dell’uomo
quanto più all’uom simìle,
poiché in mole Ei n’avanza
come nella possanza.
Ecco olocausti attende
la fronte sua serena:
la man che vuota Ei stende,
torni ricolma e piena;
ecco un bel pomo odora,
poi lieto Ei sel divora.
Fausto non è quel dì
ch’empio mortal l’aizza,
e che quel tuo tri tri
n’esprime altrui la stizza;
certo è de’ suoi favori
uom cui diffonda odori.
La coda che serpeggia,
folta qual è di peli,
scaltra così volteggia
che l’imo dorso Ei celi.
Celare è in lui virtude
sue naticucce ignude.
Guardi chi vuol sua faccia,
che sulla fronte estrema
ha ben dond’ella piaccia
nel suo dì pel diadema;
e di rughe senili
ara le guance umìli.
Le labbra sue sbarbate
dan sorrisi innocenti;
ma ancor talvolta irate
mostran battendo i denti:
guai, se allor ch’Ei sogghigna,
o avventasi, o digrigna.
Ripetete i miei canti,
regina e voi, donzelle,
che non ci aggrinzi avanti
le concave mascelle.
A voti ecco risponde
l’odor ch’Ei già diffonde.
Lode a te, o Dio Mamone,
che tante genti e tante
e le pigmee corone
serbar vuoi dal gigante.
Ti pagherem coi pomi
gli a noi diffusi aromi
Fam.-Lode
a te, o Dio Mamone,
che tante genti e tante
e le pigmee corone
serbar vuoi dal gigante.
Ti pagherem coi pomi
gli a noi diffusi aromi.
Ma Kon, Neh, voi tacete?
Perché gl’inni divoti
non ripetonsi meco?
Fors’Egli è sordo ai voti?
Sedea per ascoltarli,
ma surto a noi converte
segni di sprezzo e d’ira,
le natiche scoperte,
già ritira gli odori.
Scimia.-Tri, tri, tri, tri,
tri, tri.
Fam.-Misero
il nostro impero!
Sgridocci e si partì.
Mud.-O
nostre alte speranze
precipitate a terra!
Non solo con un gigante,
ma col Ciel vogliam guerra?
L’avremo; e il re canuto
vinto cadrà dal trono.
Già col Nume irritato,
profani, io vi abbandono.
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