Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText
Pier Iacopo Martello
Lo starnuto di Ercole

IntraText CT - Lettura del testo

  • ATTO SECONDO
    • SCENA QUARTA Ban e detti
Precedente - Successivo

Clicca qui per nascondere i link alle concordanze

SCENA QUARTA

Ban e detti

Ban.-Neh, se tu mai qui fossi

per favellar d’affetti,

riserva a miglior tempo

gli amorosi tuoi detti.

Tant’aria a noi vicino

l’erto Gigante ingombra,

che la città, le selve

e le montagne adombra.

Che gran bersaglio ei fassi

ai nostri avidi strali!

Oh noi, se mai tracolla,

beati infra i mortali!

Leggo un alto spavento

nei visi altrui, ma il nostro

degno di cuor non vili

presentisi a quel mostro.

 

Neh.-Tu sei prenze, o signore:

tu cacciator, tu forte

difensor del tuo impero:

tu sprezzator di morte.

La tua sposa è la gloria:

questa, non già i miei rai,

che non mertan tuoi sguardi,

sublime a seguir hai.

Spero che alla tua destra

lo smisurato Anteo,

la sua clava cedendo,

tu l’erga in tuo trofeo;

e che alle nostre piazze,

mercé del tuo bel risco,

formi piantata eretta

nodoso, alto obelisco.

Talvolta un’irritata

vespa un de’ nostri ha punto,

sì che per la ferita

l’egro a morirsi è giunto.

Puoi tu pungere in guisa,

benché minor di tanto,

il maggior de’ mortali,

ch’ei ti ruini a canto.

Io n’andrò al Nume nostro

perché nel precipizio

della macchina viva

sia al capo tuo propizio:

ché, se precipitando

te il pondo suo non schiaccia,

respirerai dal colpo

sedendo in quella faccia.

 

Uy.-Eh, se i lumi distratti,

signor, della mia sposa

in me spirasser fissi

la lor fiamma amorosa,

che non ardirei io

contro la torva e vasta

staturaccia, che ai monti

e alla città sovrasta,

sì che non basteriano

per eguagliar colui

l’un ritto all’altro in capo

quaranta e più di nui?

Ma perigli non fuggo;

l’esercito compensi

col suo numero immenso

del mostro i membri immensi

e, noi duci, raccolga

da quante son le vite

de’ saettanti e snelli

Pigmei, tante ferite.

 

Neh.-Non invidiar, germano,

al principe la gloria

di uscir primo al cimento,

non men che alla vittoria.

 

Ban.-Feriam tutti in un solo;

ché s’ogni stral l’impiaga,

di tutto un sì gran corpo

farem tutta una piaga.

 




Precedente - Successivo

Indice | Parole: Alfabetica - Frequenza - Rovesciate - Lunghezza - Statistiche | Aiuto | Biblioteca IntraText

Best viewed with any browser at 800x600 or 768x1024 on Tablet PC
IntraText® (V89) - Some rights reserved by EuloTech SRL - 1996-2007. Content in this page is licensed under a Creative Commons License